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Ogni giovedì, alle 17.00, appuntamento con i webinar sulla progettazione dei percorsi escursionistici con Luca Spinogatti, accompagnatore di media montagna.

Il prossimo webinar, giovedì 4 giugno, sarà dedicato al marketing dei cammini.

Il programma
– Gli accorgimenti del web e social media marketing
– Gli strumenti di promozione
– Studio di caso: la promozione del Cammino di San Tommaso

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana ha l’obiettivo di valorizzare la Cucina Popolare Frentana e recuperare le tradizioni gastronomiche dell’entroterra della provincia di Chieti. 

Abbiamo intervistato Raffaele Cavallo, promotore e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Cucina Popolare Frentana.

Raffaele Cavallo

Conosciamo Raffaele Cavallo, referente e coordinatore del progetto.
Appassionato di cucina e agricoltura, nel 1999 insieme ad alcuni amici fonda la Condotta di Slow Food Lanciano. È tra i promotori di iniziative come Cala Lenta, evento che ha fatto scoprire la costa dei trabocchi e la ristorazione a bordo di queste antiche “macchine da pesca”.
Con Slow Food ha dato vita ai primi Presìdi regionali e nazionali, a cominciare da quello della Ventricina del Vastese nel 2000. Negli anni si è occupato di diversi progetti di valorizzazione in ambito enogastronomico e territoriale. Per Slow Food è stato responsabile della condotta di Lanciano, presidente regionale, consigliere nazionale, segretario regionale e attualmente è membro del consiglio nazionale dei garanti.

Come e perché nasce il progetto?
Quello che ci ha spinto a intraprendere questo percorso è l’esigenza di preservare e tramandare un patrimonio enogastronomico e culturale unico, quello della cucina popolare frentana che affonda le sue radici nella civiltà agropastorale dell’entroterra chietino, un lembo di terra che dalla Maiella orientale si protrae verso il mare.
La cucina popolare frentana è cultura, identità e legame con il territorio. Si basa sulla semplicità e su materie prime locali, spesso umili. Ogni prodotto e ogni ricetta hanno storie e tradizioni antiche, frutto di quel sapere condiviso, tramandato di generazione in generazione.
Quelle ricette, custodite dalle nostre nonne, sono cura nella scelta delle materie prime, rispetto della stagionalità, attenzione alle preparazioni, spesso esigenti in termini di tempi e ritualità.
Tuttavia oggi la cucina popolare è in crisi, sia a livello familiare, sia nella ristorazione locale.
Presso il grande pubblico non ha lo stesso appeal dell’alta cucina, quella stellata e blasonata dei grandi chef, in voga negli ultimi anni.
Quelle preparazioni semplici legate alla tradizione rurale, rischiano di scomparire con le nostre nonne.
Noi vogliamo essere custodi di questo immenso patrimonio, recuperare e valorizzare la nostra anima più popolare e salvaguardare la memoria.

Quali sono i piatti più rappresentativi?
Sono quelli legati alle ricorrenze, ai momenti e ai riti della vita contadina e della campagna.
Quindi al periodo della mietitura, l’uccisione del maiale, la vendemmia, la raccolta delle olive, e così via. Si tratta di una cucina dove verdure e legumi vanno per la maggiore, per le carni ci sono gli animali da cortile, mentre il maiale garantisce un’importante riserva di carne tutto l’anno con i salumi.
Tra i piatti, per citarne alcuni, pizz e foje, le pallotte cace e ove, il cif e ciaf, le sagne a pezze, il rintrocilo, baccalà e peperoni, il coniglio cotto sotto il coppo (un grosso coperchio concavo di ferro che sfrutta il calore del camino).

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Dare valore e dignità alla cucina popolare frentana e soprattutto ai suoi interpreti che spesso non sono giustamente valorizzati. Si pensa alla loro come una cucina minore.
Quindi è importante mettere insieme gli operatori della ristorazione, gli agriturismi, sensibilizzarli alla tematica e dare loro la possibilità di raccontare questa cucina e il territorio attraverso un’unica narrazione. Con la comunità, possiamo incentivare anche la filiera agricola locale, che è parte integrante della cucina rurale.
Chiaramente valorizzare la cucina popolare è anche l’occasione per attrarre i turisti verso l’entroterra e portarli a scoprire e riscoprire la semplicità dei piatti della memoria contadina.

Avete un “target” di riferimento?
Gli appassionati, gli amanti del cibo e della cucina all’insegna del buono, pulito e giusto. E’ su questa platea che andremo ad implementare una serie di attività.

Quali azioni volete intraprendere? 
Andremo a implementare un’iniziativa articolata in più momenti nel corso dell’anno, in coincidenza dei rituali legati alla vita agricola, come ad esempio il Sant’Antonio, la vendemmia, la raccolta delle olive o in alternativa le quattro stagioni (primavera, estate, autunno, inverno).     
In questi momenti, che si terranno presso i ristoranti e gli agriturismi aderenti alla comunità, sarà promosso un menu dedicato e a prezzo fisso per un periodo di due settimane.
Quindi saranno proposti pranzi e cene a tema con il brand “Cucina popolare frentana” e nel corso di questi eventi saranno raccontati i piatti, la storia, la stagionalità dei prodotti e le proprietà nutrizionali.
Per dare visibilità a questa iniziativa investiremo molto nella comunicazione digitale. Abbiamo già acquistato un dominio per un sito web dove saranno presenti gli agriturismi e i ristoranti del circuito, i menu, un calendario di appuntamenti, ricette, storia e curiosità sulla cucina frentana.
Poi anche i social faranno la loro parte, su tutti Facebook e Instagram per l’implementazione di campagne mirate.
Inoltre non ci piacerebbe rinunciare al vecchio cartaceo, quindi stiamo valutando la possibilità di realizzare un volume, magari da distribuire come inserto con i quotidiani, per raccontare  la cucina popolare frentana, le ricette e segnalare le diverse iniziative.

Quali sfide?
In questa fase sicuramente quella di coinvolgere e mettere insieme più portatori d’interesse sul territorio ovvero ristoranti e agriturismi. Poi riuscire a sensibilizzare il pubblico di riferimento e portare le persone, attraverso l’iniziativa legata alle “stagioni” della cucina popolare, a scoprire a tavola l’entroterra e le sue tradizioni enogastronomiche. E, almeno per questo primo anno, avremo anche la sfida Covid-19. Sappiamo cosa questa pandemia significhi per la ristorazione in generale. Tuttavia, questa potrebbe essere anche un’opportunità per le aree rurali, come quella dell’entroterra chietino, fuori dai circuiti turistici e dalle presenze della “massa”.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Il promotore del progetto è Slow Food Lanciano e attualmente aderiscono alla comunità l’agriturismo Caniloro, l’azienda agrituristica Travaglini, l’agriturismo Grappolo d’Oro, l’agriturismo Za’ Culetta, l’agriturismo la Brocca, e il ristorante Cuore Rosso.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?  
In questa fase stiamo cercando di coinvolgere nella comunità i ristoranti e gli agriturismi presenti sul territorio. È un momento di confronto, dopodiché andremo a implementare un piano di lavoro. Sarà necessario darsi una sorta di “disciplinare” interno, una Carta dei Custodi della Cucina Popolare Frentana alla quale dovranno aderire gli operatori del settore. E’ fondamentale in termini di tracciabilità dei prodotti, preparazione dei piatti della tradizione e dotazioni di cucina.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Il primo anno sarà un test, saremo condizionati sicuramente anche da questo clima di incertezza legato al Covid-19. Non ci aspettiamo che il progetto decolli subito, ci vorrà sicuramente più di un’edizione dedicata ai menu della cucina frentana per avere i primi numeri significativi in termini di presenze e partecipazione. Tuttavia speriamo di partire quanto prima con sito e campagne social, quindi cominciare a sensibilizzare il pubblico di riferimento, a far conoscere la cucina popolare frentana e a far capire anche ai ristoratori l’importanza di questa iniziativa, la necessità di lavorare insieme e perseguire un’azione strategica comune.

L’articolo “Cucina Popolare Frentana, quali sfide? Intervista a Raffaele Cavallo” è tratto dal sito della Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana.

[Crediti | Foto della Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana]

Un Report di sintesi della Rete Leader per rafforzare l’azione di Leader in questa fase emergenziale e in vista della prossima fase di programmazione delle politiche UE.

Dalle proposte dei GAL sono emersi i temi che vanno dai servizi di base ai negozi di vicinato fino all’innovazione sociale, dalle reti per la produzione e commercializzazione alla sharing economy; dalla bioeconomia e economia circolare agli smart village; dall’agriturismo al turismo esperienziale e sostenibile; gli strumenti potrebbero essere le “azioni specifiche Leader” per la realizzazione di Progetti di Comunità e, per dare una risposta immediata, anche di Progetti Ombrello; le parole chiave possono essere continuità e semplificazione (soprattutto per i piccoli progetti e l’adozione di costi semplificati).

Scarica il documento. 

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto TerrAccogliente si è costituita a Roccamontepiano lo scorso 27 febbraio.
La comunità nasce con l’obiettivo di valorizzare e promuovere un’area rurale e collinare dell’entroterra abruzzese, in provincia di Chieti, coinvolgendo tutti i portatori d’interesse presenti sul territorio, a cominciare dagli enti pubblici, le associazioni, le attività ricettive e i ristoranti, i piccoli imprenditori e gli agricoltori, fino ai singoli cittadini.
Abbiamo intervistato Gianfranco Conti, uno dei promotori e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto TerrAccogliente.

Gianfranco Conti

Conosciamo Gianfranco Conti, il referente della Comunità di Progetto TerrAccogliente
Architetto per professione (e passione), si occupa della valorizzazione del territorio in particolare dell’architettura che fa riferimento all’uso di materiali naturali come la terra cruda. Ha partecipato a gruppi di lavoro di sviluppo turistico sostenibile sia in Abruzzo che Molise, realizzato piani urbanistici per diversi centri storici, e negli ultimi anni ha preso parte a una serie di attività che lo hanno portato ad occuparsi del recupero delle casa di terra cruda a Casalincontrada.

Come e perché nasce il progetto?
L’idea nasce dall’evoluzione di un altro progetto “omonimo” legato all’associazione Città della Terra Cruda e focalizzato su itinerari culturali tra le case di terra, una formula di ospitalità diffusa volta a promuovere, attraverso laboratori didattici, la conservazione e il recupero degli edifici storici tradizionali di terra cruda.
Con la comunità di progetto si vuole rendere TerrAccogliente più inclusiva, declinarla in un “Parco della Terra” aperto e senza luoghi confinati, valorizzare, insieme alle case di terra, il paesaggio, il territorio e quelle che sono le sue attrattive, così da poter promuovere modelli produttivi ed economici ecosostenibili e virtuosi in un’area rurale che negli ultimi anni ha subito un notevole e inesorabile spopolamento.

Qual è il territorio di riferimento e quali sono le sue attrattive?
Si tratta di un’area collinare, storicamente a forte vocazione rurale, nella provincia di Chieti che include i borghi di Bucchianico, Casalincontrada, Fara Filiorum Petri, Pretoro, Roccamontepiano, San Martino sulla Marrucina e Vacri. Un territorio ai margini del Parco Nazionale della Majella, una collina argillosa che dalla montagna scende verso la costa adriatica. Un paesaggio contraddistinto dalla presenza dei calanchi che si ergono su una campagna dominata da uliveti e vigneti. All’attrattiva naturalistica, si affiancano quella storico – culturale delle case di terra, dei piccoli borghi e degli insediamenti rurali, quella legata alla tradizione popolare e al folclore, si pensi alle Farchie di Fara Filiorum Petri o alla festa dei Banderesi di Bucchianico, e quella enogastronomica con il vino cotto di Roccamontepiano o la cipolla di Fara, per citare alcuni prodotti.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Il primo obiettivo è quello di mettere a sistema le esperienze esistenti sul territorio, capire quali possono essere le prospettive in termini di sviluppo turistico, ma non solo.
Per cominciare abbiamo bisogno di rendere il territorio “accogliente” per i cittadini residenti, dopodiché, di conseguenza, potrà esserlo anche per i potenziali visitatori.
E’ fondamentale la qualità della vita di chi vive e cura un territorio, sono proprio i cittadini a valorizzare questi luoghi, per questo è necessario coinvolgerli e sensibilizzarli.
E’ importante rendere partecipe e consapevole la comunità locale del patrimonio storico, culturale in cui essa è insediata – ovviamente è necessario anche ricreare una saldatura tra generazioni perché il “capitale” in questione non vada disperso – e capire in quali termini e come questo patrimonio possa diventare valore aggiunto per il settore turistico.

Qual è il turismo di riferimento?
Sicuramente quello “esperienziale” legato alla natura, all’outdoor e al trekking in particolare, un turismo lento e sostenibile focalizzato sui “cammini”; ci piacerebbe sviluppare una rete di itinerari di “paese in paese”. Poi a questo si andranno ad aggiungere e connettere l’elemento culturale e artigianale con le case di terra che ospiteranno laboratori didattici, quello tradizionale e folcloristico con eventi e iniziative che favoriscono la “coesione sociale”, quello enogastronomico.

Quali sfide?
La prima sfida che abbiamo davanti è capire qual è il posizionamento di TerrAccogliente, come differenziarla rispetto alle altre destinazioni turistiche che sono nei dintorni. Pensiamo alla montagna per esempio. Ad ogni modo è fondamentale che ci sia un dialogo, una proficua collaborazione con i vicini territori, perché il “Parco della Terra” non è un confine, bensì un luogo permeabile che deve rapportarsi con la costa, con la montagna e così via. Tuttavia ha bisogno di una propria identità con un suo “brand” definito, e non deve limitarsi ad essere semplice “terra di passaggio”.
Tra le altre sfide, sicuramente quella di misurarsi con l’abbandono sul territorio, a cominciare da quello architettonico e della campagna incolta: i paesaggi vanno tutelati anche in questo senso.
Poi c’è la scommessa di recuperare alcune filiere, come quelle agricole o progetti connessi. Per esempio a Bucchianico, dove l’ulivo domina il paesaggio, l’idea è quella di trasformare alcuni uliveti in giardini, per reinsegnare l’arte della potatura, della cura del territorio.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Per questo progetto è fondamentale fare rete, mettere insieme diverse realtà presenti nell’area di riferimento, che vanno dai Comuni alle associazioni, dagli agricoltori agli artigiani, dalle strutture ricettive ai ristoranti, dalle piccole botteghe ai cittadini.
Tutti i singoli portatori d’interesse sono linfa vitale del progetto.
Attualmente hanno aderito alla comunità sette Comuni ovvero Bucchianico, Casalincontrada, Fara Filiorum Petri, Pretoro, Roccamontepiano, San Martino sulla Marrucina e Vacri. Sono presenti anche associazioni come l’Associazione produttori di Vino Cotto, Abruzzo Avventure, Terrae onlus, Le Ginestre e altre ancora.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?
Abbiamo definito il gruppo di lavoro, stiamo cercando di acquisire un protocollo di consultazioni per avere uno scambio di informazioni base sul territorio, cercando di coinvolgere diversi portatori d’interesse, vogliamo avere più opinioni possibili.
Abbiamo messo a punto una serie di itinerari legati ai cammini, si tratta di percorsi già esistenti che saranno migliorati attraverso la manutenzione, una segnaletica adeguata, soprattutto in funzione turistica.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente sul territorio?
Delineare un nostro posizionamento, dell’offrirci da un punto di vista di meta turistica, e quindi creare un’identità, un nostro marchio territoriale.
Auspichiamo che gli itinerari che stiamo implementando possano sostenere una fruibilità che si trasformi nella possibilità di intrattenere gli eventuali visitatori per un certo periodo di tempo, un tot numero di giorni, legandoli alle offerte turistiche che il territorio propone.
Contiamo di poter “visualizzare” i risultati attesi attraverso le presenze turistiche e da queste cercheremo di avere quanti più indicatori possibili per comprendere se stiamo andando nella direzione giusta. Il primo anno sarà un test, utile per tutta la comunità. Ovviamente dobbiamo capire cosa accadrà a causa del Covid-19, che va a sconvolgere quelli che sono i nostri piani. Quindi sarà importante ricalibrare alcune azioni e riconsiderare anche il nostro target, che è sicuramente sempre quello dell’“outdoor”, ma non può che far riferimento a un turismo di prossimità.
Il territorio dovrà essere vissuto in maniera più slow, avere la capacità di accogliere ma non affollarsi. Sarà necessario essere pronti, adattarsi a tutto questo e organizzarsi di conseguenza.

L’articolo “TerrAccogliente, quali sfide? Intervista a Gianfranco Conti” è tratto dal sito della Comunità di Progetto TerrAccogliente.

[Crediti | Foto di Gianfranco Conti dal video di Felicità Pubblica – Immagine di copertina abruzzoavventure.it]

A causa dei provvedimenti nazionali adottati per l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del
Coronavirus COVID-19 che hanno generato oggettive difficoltà operative, comunico che la data di scadenza per la presentazione online delle domande di riconoscimento delle CP, originariamente prevista per il 30 Aprile 2020, viene prorogata al 31 Maggio 2020.

Casoli, 28 Aprile 2020

il RUP

dr.ssa Sandra Di Loreto

Mercoledì 29 aprile, a partire dalle 18.30, si terrà l’incontro di presentazione della Comunità Ospitale Sangro Autentico.

In un contesto turistico caratterizzato da una crescente personalizzazione dell’esperienza, si inserisce – come comunità di accoglienza – il dispositivo sviluppato dall’Associazione Borghi Autentici d’Italia: la “Comunità Ospitale”, una destinazione/motivazione di viaggio, in cui gli ospiti si sentono “cittadini seppure temporanei” e desiderano conoscere l’identità del territorio: cibo, cultura, paesaggio, storia e produzioni.

Facendo riferimento a questo modello, la Comunità Ospitale Sangro Autentico, quindi, si propone di offrire un’esperienza di visita frutto di un progetto collettivo di sviluppo che legge con occhi nuovi il territorio e individua soluzioni per assicurare all’ospite una permanenza basata sulla partecipazione e riconoscibile tra mille proposte.

Con questo incontro, s’intendono presentare gli obiettivi generali che hanno motivato 15 Comuni e 4 operatori di rilevanza territoriale, insieme all’Associazione Borghi Autentici d’Italia e alla Fondazione Futurae) a costituire e a proporre al GAL MAiella Verde una Comunità di Accoglienza dal titolo Comunità Ospitale Sangro Autentico.

PROGRAMMA

“Comunità Ospitale…gente che ama ospitare”

• Maurizio Capelli, Segretario Generale Associazione Borghi Autentici d’Italia – “Le Comunità dei borghi autentici protagoniste di un’ospitalità di qualità”
• Gianfilippo Mignogna, Vice Presidente nazionale Associazione Borghi Autentici d’Italia – “Biccari Comunità Ospitale”
• Ivan Stomeo, Presidente Fondazione Futurae – “Valorizzare le idee e le risorse umane e innescare processi di attivazione sociale ed economica”
• Alfredo Salerno, Sindaco di Fallo – “L’autenticità per una rinnovata identità del territorio del Sangro”

A conclusione degli interventi, saranno presentati:
• il Regolamento di attuazione della Comunità di Progetto.
• il Comitato di coordinamento e il Referente tecnico
• il portale “Comunità Ospitale Sangro Autentico”

Conclusioni del Gal Maiella Verde

PER ACCEDERE AL WEBINAR da pc, tablet o smartphone:
https://global.gotomeeting.com/join/928899157

Codice accesso: 928-899-157

È la prima volta che usi GoToMeeting?
Scarica subito l’app e preparati all’inizio della tua prima riunione:
https://global.gotomeeting.com/install/928899157

Sangro Autentico

Ai fini precauzionali e coerentemente con i provvedimenti nazionali adottati per l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Coronavirus COVID-19, il GAL Maiella Verde comunica la sospensione degli incontri di costituzione delle Comunità di progetto già in programma o, qualora non fossero ancora stati fissati, da organizzare entro i 45 giorni dalla data di riconoscimento di ciascuna Comunità.
Per le medesime motivazioni sopraindicate è annullata la prima data di scadenza per la presentazione dei progetti integrati attualmente fissata al 30 marzo 2020. Resta pertanto valida la scadenza del 15/05/2020 salvo successivi provvedimenti che saranno resi noti sul sito del GAL.

Martedì 3 marzo, a partire dalle ore 16:30, presso la Cooperativa San Rocco in Via G. di Vittorio n°3 a Cupello, si terrà l’incontro di costituzione della Comunità di Progetto Carciofo di Cupello.

Il Carciofo di Cupello, conosciuto anche come “mazzaferrata”, è un ecotipo locale che deriva dal Campagnano, varietà di carciofo Romano a ciclo tardivo che raggiunge la maturazione ideale tra marzo e aprile. La sua coltivazione è presente nel comune di Cupello, dove si produce la maggior parte del prodotto, e nei comuni limitrofi di Monteodorisio, Furci, San Salvo e Vasto.

La comunità ha come punto di riferimento la Cooperativa San Rocco che con oltre 100 soci produttori si occupa della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli locali e in particolare del carciofo che segue un disciplinare di produzione legato al Marchio Collettivo Comunitario “CARCIOFO DI CUPELLO” registrato presso la CCIAA.

La Comunità di Progetto è un’opportunità di valorizzazione per il Carciofo di Cupello e mira a coinvolgere una serie di figure, a partire dalla comunità locale, i produttori, trasformatori e commercianti fino ad arrivare a soggetti pubblici come l’amministrazione comunale.

Gli obiettivi che si intendono perseguire sono:

migliorare il posizionamento sul mercato del Carciofo di Cupello attraverso il rafforzamento della politica di differenziazione qualitativa, basata sull’identità territoriale su nuovi mercati e sui canali commerciali di nicchia orientati a riconoscere la qualità e a sottrarsi alla concorrenza di costo;
migliorare la reputazione del prodotto e l’informazione verso i consumatori;
produrre materiale idoneo che permetta il completamento dell’iter burocratico necessario per ottemperare la registrazione I.G.P. Carciofo di Cupello.

Segue il programma dettagliato dell’incontro.

Alla Comunità di Progetto possono aderire tutti i portatori d’interesse che vogliano collaborare.

Giovedì 13 febbraio, a partire dalle ore 17.00, presso la Sala Consiliare di Altino, si terrà l’incontro di costituzione della Comunità di Progetto Peperone Dolce di Altino.

Il peperone dolce di Altino, di colore rosso intenso, particolarmente aromatico e dal sapore dolce e deciso, ha il suo microclima ideale in un’area ben circoscritta, tra i fiumi Sangro e Aventino, che coincide con l’Oasi di Serranella e i comuni di Altino, Archi, Roccascalegna,  Casoli, Sant’Eusanio del Sangro, Atessa.

Le condizioni ambientali di coltura conferiscono specifiche peculiarità che contraddistinguono il peperone.
Risultano idonei i terreni di origine alluvionale, di natura limo-sabbiosa e quelli collinari di medio impasto che, posizionati tra i 150 e i 350 metri sul livello del mare, hanno un clima tipicamente mediterraneo con precipitazioni concentrate nel periodo invernale.

La comunità di prodotto ha una sua organizzazione strutturata in un’Associazione di tutela del Peperone dolce di Altino con oltre 300 associati tra produttori e appassionati che supportano l’organizzazione del Festival del Peperone Dolce.
L’Associazione si è data un disciplinare produttivo e ha un marchio registrato alla CCIAA.
Tra i  soci, i produttori hanno aderito ufficialmente al progetto.

L’Amministrazione comunale sostiene tutte le iniziative dell’Associazione e ha messo a disposizione, degli associati, i propri locali per ospitare eventuali laboratori o quant’altro fosse ritenuto necessario ed utile allo sviluppo dell’attività dell’Associazione e dei suoi componenti.

Lo scopo della comunità sarà quello di mettere in campo azioni di tutela e valorizzazione del peperone così da promuovere nuove opportunità di lavoro sul territorio.
Strumento  di sviluppo dell’economia locale, in tema di tutela sia attraverso il recupero del germoplasma originario che attraverso la revisione del disciplinare di produzione.

Promozione intesa:

  • In tema di promozione attraverso l’organizzazione annuale del “Festival del Peperone Dolce di Altino”. Celebrata nel 2019 la sua undicesima edizione, l’Associazione è già al lavoro per l’organizzazione di quella del 2020.
  • In tema di promozione dell’occupazione, grazie alle attività e all’attenzione che ha circondato il movimento che ha accompagnato la nascita dell’Associazione. Nel giro di pochi anni molti giovani sono tornati a praticare questa coltura tradizionale il che ha rappresentato un contrasto decisivo al paventato rischio di estinzione del prodotto e delle relative tecniche produttive e di trasformazione, oltre che favorire il riaffermarsi di una coltura tradizionale locale in grado di produrre reddito per i coltivatori.

Segue il programma dell’incontro.

Alla Comunità di Progetto possono aderire tutti i portatori d’interesse che vogliano collaborare.