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Sull’ultimo numero di RRN MAGAZINE, la rivista della Rete Rurale Nazionale e quadrimestrale di approfondimento dei temi di interesse della Politica di Sviluppo rurale, due approfondimenti sul lavoro del GAL Maiella Verde.

In particolare l’intervista a Carlo Ricci (coordinatore delle funzioni di animazione) focalizzata sulle Comunità di Progetto ovvero un approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione tra attori che condividono interessi legati alla valorizzazione di una risorsa locale.


Di seguito un estratto.

Per attuare le azioni del proprio Piano di Sviluppo Locale, il GAL Maiella Verde ha elaborato una modalità particolare: le Comunità di Progetto (CP), gruppi di attori che, condividendo interessi concreti legati alla valorizzazione di una risorsa locale e rappresentando una quota rilevante di uno specifico ambito di intervento (territoriale o tematico), elaborano e guidano una strategia comune di valorizzazione attraverso la preparazione di un progetto integrato da realizzare con approccio collaborativo. Noi del GAL, se approviamo il progetto, lo sosteniamo sia attraverso le operazioni ad attuazione diretta (cioè quelle di cui il GAL è beneficiario e di cui diviene componente progettuale), sia dando agli investimenti previsti al suo interno un’alta priorità nell’ambito dei bandi (per i sottointerventi pertinenti). In questo momento, nel nostro territorio ci sono circa venti comunità di progetto con alcune centinaia di attori locali che stanno lavorando per sviluppare progetti di diversa natura. 

Tutto il nostro Piano si basa sul supporto alle Comunità di progetto e sulla valorizzazione di una specifica tipologia di risorse locali: i beni comuni sottoutilizzati o abbandonati, con particolare riguardo all’enogastronomia, ed il miglioramento dell’esperienza turistica. I prodotti sono degli agricoltori che li producono, il bene comune è l’identità enogastronomica, ovvero il patrimonio di cultura e biodiversità legato ad un prodotto tipico. La prima esperienza concreta l’abbiamo fatta proprio in questo settore, nella programmazione passata, con il progetto “10 sapori da salvare”. 

È proprio l’evoluzione del lavoro nella valorizzazione delle nostre produzioni tipiche che ci ha fatto comprendere meglio l’importanza delle Comunità: gruppi eterogenei di persone ed organizzazioni (produttori, cittadini appassionati, ricercatori, cuochi, Enti Locali, associazioni ecc.), soggetti che condividono il bisogno di prendersi cura di quel bene e l’urgenza di recuperarne il valore e restituirlo al territorio.
Come ha dimostrato la valutazione indipendente del progetto “10 sapori da salvare”, c’è un enorme potenziale di energia sociale in questi processi e, quando si generano le alchimie giuste, si possono raggiungere risultati importanti, di livello quasi imprevedibile!
Dopo l’esperienza 2007-13 con i prodotti locali abbiamo provato ad applicare lo stesso metodo al turismo. Nel caso del turismo, in realtà, il bene comune sottoutilizzato sono i paesaggi, ma non i paesaggi che si guardano, come dice Salvatore Settis, ma i paesaggi che si respirano, luoghi di esperienza ed interazione fra abitanti permanenti e temporanei, oggetti di narrazione e portatori di un patrimonio di cultura e biodiversità. Si tratta di un esperimento nuovo, quindi, non abbiamo ancora risultati tangibili su cui ragionare, però l’effetto di mobilitazione è straordinario, io parlo di energia sociale, ma questa parola un po’ fredda non riesce neanche lontanamente a rappresentare la ricchezza di esperienza e competenze, la passione, le emozioni e il genio che incontriamo tutti i giorni in questi gruppi di lavoro.


L’intervista completa a pagina 54 di RRN MAGAZINE, mentre a pagina 27 un articolo a cura di Carlo Ricci (GAL Maiella Verde) e Mario Di Lorenzo (GAL Alto Molise) su LEADER e approccio collaborativo, le nuove pratiche cooperative che uniscono persone ed entità pubbliche e private in progetti socioeconomici a finalità collettive nei piccoli centri interni; pratiche che possono trovare adeguato spazio nell’ambito delle Strategie di Sviluppo Locale sostenute dal LEADER.

Di seguito un estratto.

L’“Attrazione di giovani qualificati” ed il “Sostegno ad iniziative di sviluppo basate sull’approccio collaborativo o comunitario” sono i due filoni individuati scelti nel 2019 – in fase di costituzione della rete – come prioritari dai GAL membri del LAB*App, la rete dei GAL dell’Appennino, per “collaborare su questioni di interesse comune”. 

Si tratta di due piste di lavoro che “reagiscono” a due specifici fra i tanti effetti della depopulation, il male che affligge quasi tutto l’Appennino: l’emorragia di giovani qualificati, una perdita non solo fisica ma anche di capacità, di “genius loci”, e il graduale processo di sottoutilizzo, che quasi sempre porta al deterioramento e all’abbandono, dei beni comuni dell’Appennino, risorse strutturali e abitative, risorse culturali e identità, senso di appartenenza, biodiversità. 

Il recupero di pratiche e principi che fanno parte della cultura civile di questi luoghi attraverso l’approccio di collaborazione nella comunità, è sicuramente la via da percorrere. In diversi di questi territori, caratterizzati dalla rarefazione dei servizi essenziali di cittadinanza e da una economia debole che li configura come aree cosiddette “bianche” (termine utilizzato nei servizi ICT per definire le aree a falli- mento di mercato), stanno nascendo oggi percorsi di economie collaborative, di pooling economy, di innovazione sociale che, in alcuni casi si generano in forma spontanea, in altri sono facilitati da strumenti di programmazione locale, regionale o nazionale. Come illustra chiaramente il progetto della Scuola delle Cooperative di Comunità, approvato dalla Regione Emilia-Romagna: “…. centrale al dibattito sui modelli e sulle prassi sociali ed economiche capaci di generare a questo proposito opportunità innovative e credibili è la necessità di una più diffusa responsabilità delle comunità locali, nei loro cittadini e nelle imprese, nell’assicurare la cura dei luoghi e un’intraprendenza, anche economica, per la loro valorizzazione e per la crescita di investimenti e aspettative nelle popolazioni residenti”. Fra gli strumenti e le esperienze che si pongono al servizio di una strategia di riallestimento delle comunità locali, nelle loro opportunità di sviluppo, troviamo nuove pratiche cooperative che uniscono persone ed entità pubbliche e private in progetti socioeconomici a finalità collettive nei piccoli centri interni. 

Un laboratorio per “disegnare” le modalità di intervento di LEADER 

Nel settembre 2019, nell’ambito di LAB*App, con il sostegno di RRN-Reteleader e la guida di Giovanni Teneggi, storico sostenitore del cooperativismo territoriale nelle aree appenniniche emiliane, è stato avviato un Laboratorio sui percorsi di supporto all’economia comunitaria, terminato con la pianificazione di un seminario della RNN realizzato nel dicembre 2019 a Castel del Giudice (Molise). 

Dal seminario sono emersi spunti interessanti, frutto del racconto delle esperienze dei territori virtuosi e delle riflessioni tra diversi protagonisti, che hanno consentito di definire e condividere i requisiti tecnici che dovrebbero caratterizzare l’azione dei GAL, ed in particolare: 

  • la definizione delle tipologie di progetto di comunità che possano trovare adeguato spazio nell’ambito di Strategie di Sviluppo Locale sostenute dal LEADER;
  • le tipologie di azioni e strumenti che i GAL dovrebbero mettere in campo per accompagnare le fasi di generazione e primo sviluppo dei progetti di comunità e aiutare a superare le debolezze che ne rallentano la crescita o addirittura compromettono la sopravvivenza;
  • gli indicatori da utilizzare per monitorare e valutare i risultati apportati da tali iniziative nei propri territori.

Diversi GAL, già nell’attuale programmazione 2014- 2020, nei propri PSL hanno previsto azioni di sostegno e accompagnamento alle economie collaborative, in particolare, attraverso bandi pubblici per l’avvio e le start-up di Cooperative di Comunità o con azioni a gestione diretta GAL. Il confronto tra queste esperienze ha evidenziato che la sfida per avviare percorsi di sostegno e accompagnamento alle iniziative comunitarie è stata raccolta solo dai GAL che hanno avuto la possibilità di adottare un approccio integrato, combinando le azioni a gestione diretta con quelle a bando pubblico. 

Laddove i piani sono stati obbligati a seguire le misure dei PSR, invece, è stato difficile affrontare questioni inerenti le economie collaborative e le innovazioni sociali. Più nel dettaglio, il laboratorio e il successivo seminario, hanno evidenziato alcuni punti nodali su cui concentrare l’attenzione per una buona progettazione e attuazione delle iniziative di economia comunitaria a livello locale.