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Cucina Popolare Frentana

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Sabato 25 giugno, a Casoli, si terrà il Festival Nazionale dei borghi più belli d’Italia.
Per l’occasione, il Gal Maiella Verde organizzerà una serie di degustazioni dedicate ai prodotti tipici locali come gli oli monovarietali della provincia di Chieti e alcuni piatti della cucina popolare frentana.

Il programma dettagliato della giornata.

Esperienze gastronomiche e videointerviste per restituire dignità ai saperi della tavola attraverso ricette, racconti e il coinvolgimento degli interpreti di saperi e prodotti locali.

Non solo piatti preparati secondo tradizione seguendo la stagionalità delle materie prime, ma anche e
soprattutto la sintesi gastronomica della cultura e dell’identità della cucina popolare attraverso videointerviste e filmati.

Il 2022 si apre con il nuovo progetto “Cucina popolare frentana: tracce d’identità” di Gal Maiella Verde e Slow Food Lanciano che in dodici mesi racconterà, attraverso il coinvolgimento dei protagonisti e le ricette identitarie, il meglio della cultura gastronomica del territorio teatino che da Lanciano guarda verso il primo entroterra fino alla montagna madre e alle colline del Vastese, un’area che può contare su un patrimonio immateriale autentico, profondamente legato all’agricoltura.

Si parte il 10 gennaio, con il racconto dei “riti” dell’uccisione del maiale legati alle tradizione di Sant’Antonio Abate, per passare alla realizzazione degli insaccati, dai salami, al salsicciotto frentano, alla ventricina, che verranno affidati, dopo le sapienti attività di concia e lavorazione delle carni, alla stagionatura; fino alla preparazione di piatti a base di carne fresca suina, come, ad esempio la spadallata di pasta di ventricina, il cif e ciaff di maiale, gli Ndurcinille al sugo di ventricina, la panella di mais con salsiccia di fegato, i Tajarille con cotiche e fagioli, la Polenta di mais con sugo di costatine e salsiccia di maiale.

Ad ospitare il primo step di progetto saranno 11 strutture, tra agriturismi e ristoranti, che si trovano a Lanciano, Atessa, Altino, Casoli, Guardiagrele, Rocca San Giovanni, Palombaro, Pizzoferrato, Scerni, Torricella Peligna ma molte altre sono le attività che hanno dato la propria adesione e che saranno coinvolte nei prossimi mesi.

Proprio con l’intento di restituire dignità ai saperi della tavola attraverso racconti poco conosciuti ed interpreti spesso non blasonati, gli agriturismi che hanno sottoscritto il patto di comunità della
cucina popolare frentana e che si ritrovano in determinati valori e modus operandi, proporranno dunque piatti di una cucina di tradizione e di territorio, diventando così ambasciatori di saperi e prodotti locali. In particolare ciascuna struttura porterà in tavola un menu stagionale a 30€ (con un calice di vino in abbinamento) realizzato in esclusiva per la manifestazione che si svolgerà dal 10 al 23 gennaio e che si ripeterà ciclicamente, in corrispondenza con il cambiamento delle stagioni, per apprezzare al meglio il patrimonio delle materie prime offerte dal territorio e i conseguenti piatti tradizionali.

Inoltre, non appena la situazione epidemiologica lo consentirà, saranno organizzati momenti di incontro in presenza con alcuni osti custodi della cucina popolare frentana che si ritroveranno a dialogare con avventori e curiosi coinvolgendoli in attività specifiche, dalla raccolta di ortaggi e verdure di campo, alla preparazione vera e propria di ricette. Mentre, invece, è già partito il progetto di documentazione attraverso foto, video ed interviste che alla fine del progetto permetterà di raccogliere in digitale le testimonianze dei protagonisti, i racconti di originali e peculiari attività di preparazione di alcuni piatti, oltre che un vademecum con le 10 ricette identitarie della cucina popolare frentana. Attraverso la ricetta e l’utilizzo di materie prime spesso molto umili, si parlerà, dunque, di cibo, di come si produce e di come si trasforma, con l’obiettivo di trovare, in preparazioni e rituali autentici, il valore intrinseco della civiltà agro-pastorale del territorio che dalla Majella orientale, la montagna madre, guarda il mare.

Sarà dato valore agli antichi strumenti di cucina, come per esempio il camino e il coppo, provando a
raccontare, ma senza autocelebrazioni, i tempi in cui ogni contrada aveva il suo mulino con l’obiettivo di
offrire un’esperienza gastronomica che è anche narrazione affidata a chi prepara quello specifico piatto. Ecco perché, gli organizzatori rivolgono un invito ai cuochi e alle strutture che veicolano un messaggio di autenticità attraverso una cucina legata alle tradizioni, alle stagioni e ai prodotti della terra, di aderire allacomunità di progetto attraverso l’iscrizione sul sito cucinapopolarefrentana.maiellaverde.it oppure chiamando il numero 338.2680783.

“Parlare di cibo – hanno spiegato i promotori Gal Maiella Verde e Slow Food Lanciano – significa parlare di salute, benessere, conoscenza dei tempi e delle stagioni e del rapporto che lega gli uomini alla loro terra e fa nascere i prodotti più buoni. Per questo riteniamo che il progetto sulla cucina popolare oggi non sia solo uno strumento per fare memoria, per riscoprire identità e legami con la terra e con il lavoro, ma anche uno strumento per costruire un cammino moderno di riscoperta della tradizione gastronomica, capace di stimolare sensibilità nuove e generare economia in un processo che porti alla conoscenza delle produzioni locali, degli operatori, di nuovi spazi di consapevolezza. L’impegno – hanno concluso – è a sostenere e tutelare i piccoli produttori per non perdere la tradizione, raccontando al meglio il territorio frentano più autentico. Partendo appunto dalla cucina popolare e da un ingrediente da proteggere, l’artigianalità, con l’obiettivo di custodire il patrimonio di saperi che esiste dietro a ogni piatto”.

Per partecipare all’iniziativa basterà contattare direttamente il locale scelto per vivere la propria esperienza enogastronomica e concordare la prenotazione.

Di seguito gli agriturismi e ristoranti che aderiscono: Aia Verde (Pizzoferrato), Caniloro (Lanciano), Colle Tripio (Guardiagrele), Cuore Rosso (Altino), Fattoria dell’Uliveto (Scerni), Il Vecchio Moro (Torricella Peligna), La Brocca (San Martino sulla Marruccina), Osteria La Frasca (Scerni), Trattoria del Pagano (Pizzoferrato), Travaglini (Casoli), Za’ Culetta (Rocca San Giovanni).

Per leggere i menù:
Instagram Cucina Popolare Frentana | Facebook Cucina Popolare Frentana | Siti delle strutture che aderiscono.

Il progetto a cura del GAL Maiella Verde con Slow Food Lanciano è finanziato con fondi FEASR – PSR
Abruzzo 2014/2022 MISURA 19 “Leader” SOTTOMISURA 19.2 “Sostegno all’esecuzione degli interventi nell’ambito della strategia di sviluppo locale di tipo partecipativo”.

Nell’ambito del Progetto Erasmus+ Tradiflavour – Traditional Food For Better sono stati realizzati, in collaborazione con Slow Food Lanciano, quattro video dedicati alle stagioni della Cucina Popolare Frentana.

Autunno, tempo di vendemmia e di raccolta delle olive. Tra i piatti protagonisti pizza e foje, preparazione simbolo della Cucina Popolare Frentana.

L’inverno, la stagione che nella tradizione contadina è eletta alla maialatura, è un tripudio salumi.
Tra i più rappresentativi il salsicciotto Frentano, la salsiccia a campanella di carne e di fegato e la nobilissima Ventricina del Vastese. In cucina c’è spazio per un piatto cult abruzzese: la pasta alla chitarra.

Arriva la primavera, i sentori e i sapori floreali si esaltano anche nella caciotta frentana, ingrediente irrinunciabile nella preparazione della pallotte cacio e uova.

L’estate è l’orto a spadroneggiare con i pomodori, il peperone dolce di Altino, ma anche i fagioli freschi, in particolare la varietà “suocere e nuore” che nella stagione estiva ha il baccello verde e a tavola si impone in piatti come tacconi e fagioli.

TradiFlavours è un progetto finanziato dal programma ERASMUS + dell’Unione europea che vede Maiella Verde tra i partner insieme a Ong Abat Balkania (Macedonia), Balkanska Agenciya za Ustoychivo Razvitie (Bulgaria), Museo dell’alimentazione e della nutrizione di Cipro (Cipro).

Restituire dignità ai saperi della tavola attraverso racconti poco conosciuti ed interpreti spesso non blasonati, che proporranno piatti di una cucina di tradizione e di territorio, diventando così ambasciatori di saperi e prodotti locali.

Mette insieme storia, tradizione, riscoperta delle antiche ricette “Cucina popolare frentana: tracce d’identità” il nuovo progetto di Gal Maiella Verde e Slow Food Lanciano presentato nelle settimane scorse a Lanciano e che partirà in autunno.

“Con questo progetto parte una nuova sfida che riguarda l’identità culturale di questa parte d’Abruzzo – ha spiegato il presidente del Gal Maiella Verde Tiziano Teti – un territorio vasto che può contare su un patrimonio gastronomico immateriale autentico e di grande interesse, profondamente legato all’agricoltura. Dopo esserci occupati di salvaguardare la biodiversità, ora, con la collaborazione di Slow Food Lanciano, vogliamo essere vicini ai quei ristoratori che veicolano un messaggio di autenticità attraverso una cucina legata alle stagioni, ai prodotti della terra e ai momenti dell’anno da celebrare”.

L’idea progettuale è quella di offrire un’esperienza gastronomica che è anche racconto identitario.
La narrazione, infatti, sarà affidata proprio a quella comunità di persone appassionate che ogni giorno prepara quella specifica ricetta. Sarà dato valore agli antichi strumenti di cucina, come per esempio il camino e il coppo, provando a raccontare, ma senza autocelebrazioni, i tempi in cui ogni contrada aveva il suo mulino. Nello specifico, negli agriturismi e nei ristoranti che aderiranno, saranno proposti 4 diversi menu stagionali e territoriali per altrettanti periodi dell’anno a prezzi concordati. 

Inoltre, poiché un patrimonio se non salvaguardato non può essere perenne, all’interno del progetto è prevista anche un’attività di recupero della memoria e dei saperi antichi attraverso filmati, documentari e videointerviste agli anziani, dall’agricoltore che produce, al cuoco che prepara il piatto. Insomma si partirà dalla ricetta per parlare di cibo, di come si produce e di come si trasforma, con l’obiettivo di trovare, in preparazioni e rituali autentici, il valore intrinseco della civiltà agro-pastorale del territorio che dalla Majella orientale, la montagna madre, guarda il mare. “La cucina popolare è cultura, identità, legame con la terra e con il lavoro. È una cucina basata sulla semplicità e su materie prime spesso umili. Ogni prodotto e ogni ricetta hanno storie e tradizioni talvolta antiche di secoli – hanno spiegato Carlo Ricci, ideatore del progetto e Raffaele Cavallo del Comitato Esecutivo regionale di Slow Food – Parlare di cibo, significa parlare di salute, benessere, conoscenza dei tempi e delle stagioni e del rapporto che lega gli uomini alla loro terra e fa nascere i prodotti più buoni. Per questo riteniamo che parlare di cucina popolare oggi non sia solo uno strumento per fare memoria, ma anche per costruire un cammino moderno di riscoperta della tradizione gastronomica, capace di stimolare sensibilità nuove e generare economia in un processo che porti alla conoscenza delle produzioni locali, degli operatori, di nuovi spazi di consapevolezza. L’impegno – hanno concluso – è a sostenere e tutelare i piccoli produttori per non perdere la tradizione, raccontando al meglio il territorio frentano più autentico. Partendo appunto dalla cucina popolare e da un ingrediente da proteggere, l’artigianalità, con l’obiettivo di custodire il patrimonio di saperi che esiste dietro a ogni piatto”.

I cuochi e le strutture che vorranno aderire alla comunità di progetto possono iscriversi attraverso il sito cucinapopolarefrentana.maiellaverde.it oppure chiamare il numero 338.2680783.

Giovedì 26 agosto, presso l’Agriturismo Caniloro a Lanciano, si è tenuto il seminario “La Cucina Popolare Frentana, tracce d’identità”: le linee guida, i valori da proteggere, il turismo lento, la rete di custodi
L’incontro è stato organizzato da GAL Maiella Verde e Slow Food Lanciano, con i rispettivi interventi di Carlo Ricci e Raffaele Cavallo, nell’ambito del Progetto Erasmus+ Tradiflavour – Traditional Food For Better Education and Job Opportunities.

Nel corso della serata una degustazione dei piatti più rappresentativi della Cucina popolare Frentana, con preparazioni come pallotte cacio e uova, pizza e foje, baccalà arrosto e peperoni, ciammaiche al sugo, cif e ciaff, rentrocile, maccheroni alla chitarra, coniglio al coppo.
Ad accompagnare la cena le bollicine Abruzzo DOC Eredi Legonziano.

GAL Maiella Verde e Slow Food Lanciano, nell’ambito del Progetto Erasmus+ Tradiflavour – Traditional Food For Better Education and Job Opportunities, hanno organizzato per giovedì 26 agosto il seminario “La Cucina Popolare Frentana, tracce d’identità”: le linee guida, i valori da proteggere, il turismo lento, la rete di custodi.

L’appuntamento è a partire dalle ore 19 presso l’Agriturismo Caniloro (Contrada Sant’Onofrio 134, Lanciano).

Per conferma e informazioni 3382680783.

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana ha l’obiettivo di valorizzare la Cucina Popolare Frentana e recuperare le tradizioni gastronomiche dell’entroterra della provincia di Chieti. 

Abbiamo intervistato Raffaele Cavallo, promotore e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Cucina Popolare Frentana.

Raffaele Cavallo

Conosciamo Raffaele Cavallo, referente e coordinatore del progetto.
Appassionato di cucina e agricoltura, nel 1999 insieme ad alcuni amici fonda la Condotta di Slow Food Lanciano. È tra i promotori di iniziative come Cala Lenta, evento che ha fatto scoprire la costa dei trabocchi e la ristorazione a bordo di queste antiche “macchine da pesca”.
Con Slow Food ha dato vita ai primi Presìdi regionali e nazionali, a cominciare da quello della Ventricina del Vastese nel 2000. Negli anni si è occupato di diversi progetti di valorizzazione in ambito enogastronomico e territoriale. Per Slow Food è stato responsabile della condotta di Lanciano, presidente regionale, consigliere nazionale, segretario regionale e attualmente è membro del consiglio nazionale dei garanti.

Come e perché nasce il progetto?
Quello che ci ha spinto a intraprendere questo percorso è l’esigenza di preservare e tramandare un patrimonio enogastronomico e culturale unico, quello della cucina popolare frentana che affonda le sue radici nella civiltà agropastorale dell’entroterra chietino, un lembo di terra che dalla Maiella orientale si protrae verso il mare.
La cucina popolare frentana è cultura, identità e legame con il territorio. Si basa sulla semplicità e su materie prime locali, spesso umili. Ogni prodotto e ogni ricetta hanno storie e tradizioni antiche, frutto di quel sapere condiviso, tramandato di generazione in generazione.
Quelle ricette, custodite dalle nostre nonne, sono cura nella scelta delle materie prime, rispetto della stagionalità, attenzione alle preparazioni, spesso esigenti in termini di tempi e ritualità.
Tuttavia oggi la cucina popolare è in crisi, sia a livello familiare, sia nella ristorazione locale.
Presso il grande pubblico non ha lo stesso appeal dell’alta cucina, quella stellata e blasonata dei grandi chef, in voga negli ultimi anni.
Quelle preparazioni semplici legate alla tradizione rurale, rischiano di scomparire con le nostre nonne.
Noi vogliamo essere custodi di questo immenso patrimonio, recuperare e valorizzare la nostra anima più popolare e salvaguardare la memoria.

Quali sono i piatti più rappresentativi?
Sono quelli legati alle ricorrenze, ai momenti e ai riti della vita contadina e della campagna.
Quindi al periodo della mietitura, l’uccisione del maiale, la vendemmia, la raccolta delle olive, e così via. Si tratta di una cucina dove verdure e legumi vanno per la maggiore, per le carni ci sono gli animali da cortile, mentre il maiale garantisce un’importante riserva di carne tutto l’anno con i salumi.
Tra i piatti, per citarne alcuni, pizz e foje, le pallotte cace e ove, il cif e ciaf, le sagne a pezze, il rintrocilo, baccalà e peperoni, il coniglio cotto sotto il coppo (un grosso coperchio concavo di ferro che sfrutta il calore del camino).

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Dare valore e dignità alla cucina popolare frentana e soprattutto ai suoi interpreti che spesso non sono giustamente valorizzati. Si pensa alla loro come una cucina minore.
Quindi è importante mettere insieme gli operatori della ristorazione, gli agriturismi, sensibilizzarli alla tematica e dare loro la possibilità di raccontare questa cucina e il territorio attraverso un’unica narrazione. Con la comunità, possiamo incentivare anche la filiera agricola locale, che è parte integrante della cucina rurale.
Chiaramente valorizzare la cucina popolare è anche l’occasione per attrarre i turisti verso l’entroterra e portarli a scoprire e riscoprire la semplicità dei piatti della memoria contadina.

Avete un “target” di riferimento?
Gli appassionati, gli amanti del cibo e della cucina all’insegna del buono, pulito e giusto. E’ su questa platea che andremo ad implementare una serie di attività.

Quali azioni volete intraprendere? 
Andremo a implementare un’iniziativa articolata in più momenti nel corso dell’anno, in coincidenza dei rituali legati alla vita agricola, come ad esempio il Sant’Antonio, la vendemmia, la raccolta delle olive o in alternativa le quattro stagioni (primavera, estate, autunno, inverno).     
In questi momenti, che si terranno presso i ristoranti e gli agriturismi aderenti alla comunità, sarà promosso un menu dedicato e a prezzo fisso per un periodo di due settimane.
Quindi saranno proposti pranzi e cene a tema con il brand “Cucina popolare frentana” e nel corso di questi eventi saranno raccontati i piatti, la storia, la stagionalità dei prodotti e le proprietà nutrizionali.
Per dare visibilità a questa iniziativa investiremo molto nella comunicazione digitale. Abbiamo già acquistato un dominio per un sito web dove saranno presenti gli agriturismi e i ristoranti del circuito, i menu, un calendario di appuntamenti, ricette, storia e curiosità sulla cucina frentana.
Poi anche i social faranno la loro parte, su tutti Facebook e Instagram per l’implementazione di campagne mirate.
Inoltre non ci piacerebbe rinunciare al vecchio cartaceo, quindi stiamo valutando la possibilità di realizzare un volume, magari da distribuire come inserto con i quotidiani, per raccontare  la cucina popolare frentana, le ricette e segnalare le diverse iniziative.

Quali sfide?
In questa fase sicuramente quella di coinvolgere e mettere insieme più portatori d’interesse sul territorio ovvero ristoranti e agriturismi. Poi riuscire a sensibilizzare il pubblico di riferimento e portare le persone, attraverso l’iniziativa legata alle “stagioni” della cucina popolare, a scoprire a tavola l’entroterra e le sue tradizioni enogastronomiche. E, almeno per questo primo anno, avremo anche la sfida Covid-19. Sappiamo cosa questa pandemia significhi per la ristorazione in generale. Tuttavia, questa potrebbe essere anche un’opportunità per le aree rurali, come quella dell’entroterra chietino, fuori dai circuiti turistici e dalle presenze della “massa”.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Il promotore del progetto è Slow Food Lanciano e attualmente aderiscono alla comunità l’agriturismo Caniloro, l’azienda agrituristica Travaglini, l’agriturismo Grappolo d’Oro, l’agriturismo Za’ Culetta, l’agriturismo la Brocca, e il ristorante Cuore Rosso.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?  
In questa fase stiamo cercando di coinvolgere nella comunità i ristoranti e gli agriturismi presenti sul territorio. È un momento di confronto, dopodiché andremo a implementare un piano di lavoro. Sarà necessario darsi una sorta di “disciplinare” interno, una Carta dei Custodi della Cucina Popolare Frentana alla quale dovranno aderire gli operatori del settore. E’ fondamentale in termini di tracciabilità dei prodotti, preparazione dei piatti della tradizione e dotazioni di cucina.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Il primo anno sarà un test, saremo condizionati sicuramente anche da questo clima di incertezza legato al Covid-19. Non ci aspettiamo che il progetto decolli subito, ci vorrà sicuramente più di un’edizione dedicata ai menu della cucina frentana per avere i primi numeri significativi in termini di presenze e partecipazione. Tuttavia speriamo di partire quanto prima con sito e campagne social, quindi cominciare a sensibilizzare il pubblico di riferimento, a far conoscere la cucina popolare frentana e a far capire anche ai ristoratori l’importanza di questa iniziativa, la necessità di lavorare insieme e perseguire un’azione strategica comune.

L’articolo “Cucina Popolare Frentana, quali sfide? Intervista a Raffaele Cavallo” è tratto dal sito della Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana.

[Crediti | Foto della Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana]