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La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana ha l’obiettivo di valorizzare la Cucina Popolare Frentana e recuperare le tradizioni gastronomiche dell’entroterra della provincia di Chieti. 

Abbiamo intervistato Raffaele Cavallo, promotore e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Cucina Popolare Frentana.

Raffaele Cavallo

Conosciamo Raffaele Cavallo, referente e coordinatore del progetto.
Appassionato di cucina e agricoltura, nel 1999 insieme ad alcuni amici fonda la Condotta di Slow Food Lanciano. È tra i promotori di iniziative come Cala Lenta, evento che ha fatto scoprire la costa dei trabocchi e la ristorazione a bordo di queste antiche “macchine da pesca”.
Con Slow Food ha dato vita ai primi Presìdi regionali e nazionali, a cominciare da quello della Ventricina del Vastese nel 2000. Negli anni si è occupato di diversi progetti di valorizzazione in ambito enogastronomico e territoriale. Per Slow Food è stato responsabile della condotta di Lanciano, presidente regionale, consigliere nazionale, segretario regionale e attualmente è membro del consiglio nazionale dei garanti.

Come e perché nasce il progetto?
Quello che ci ha spinto a intraprendere questo percorso è l’esigenza di preservare e tramandare un patrimonio enogastronomico e culturale unico, quello della cucina popolare frentana che affonda le sue radici nella civiltà agropastorale dell’entroterra chietino, un lembo di terra che dalla Maiella orientale si protrae verso il mare.
La cucina popolare frentana è cultura, identità e legame con il territorio. Si basa sulla semplicità e su materie prime locali, spesso umili. Ogni prodotto e ogni ricetta hanno storie e tradizioni antiche, frutto di quel sapere condiviso, tramandato di generazione in generazione.
Quelle ricette, custodite dalle nostre nonne, sono cura nella scelta delle materie prime, rispetto della stagionalità, attenzione alle preparazioni, spesso esigenti in termini di tempi e ritualità.
Tuttavia oggi la cucina popolare è in crisi, sia a livello familiare, sia nella ristorazione locale.
Presso il grande pubblico non ha lo stesso appeal dell’alta cucina, quella stellata e blasonata dei grandi chef, in voga negli ultimi anni.
Quelle preparazioni semplici legate alla tradizione rurale, rischiano di scomparire con le nostre nonne.
Noi vogliamo essere custodi di questo immenso patrimonio, recuperare e valorizzare la nostra anima più popolare e salvaguardare la memoria.

Quali sono i piatti più rappresentativi?
Sono quelli legati alle ricorrenze, ai momenti e ai riti della vita contadina e della campagna.
Quindi al periodo della mietitura, l’uccisione del maiale, la vendemmia, la raccolta delle olive, e così via. Si tratta di una cucina dove verdure e legumi vanno per la maggiore, per le carni ci sono gli animali da cortile, mentre il maiale garantisce un’importante riserva di carne tutto l’anno con i salumi.
Tra i piatti, per citarne alcuni, pizz e foje, le pallotte cace e ove, il cif e ciaf, le sagne a pezze, il rintrocilo, baccalà e peperoni, il coniglio cotto sotto il coppo (un grosso coperchio concavo di ferro che sfrutta il calore del camino).

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Dare valore e dignità alla cucina popolare frentana e soprattutto ai suoi interpreti che spesso non sono giustamente valorizzati. Si pensa alla loro come una cucina minore.
Quindi è importante mettere insieme gli operatori della ristorazione, gli agriturismi, sensibilizzarli alla tematica e dare loro la possibilità di raccontare questa cucina e il territorio attraverso un’unica narrazione. Con la comunità, possiamo incentivare anche la filiera agricola locale, che è parte integrante della cucina rurale.
Chiaramente valorizzare la cucina popolare è anche l’occasione per attrarre i turisti verso l’entroterra e portarli a scoprire e riscoprire la semplicità dei piatti della memoria contadina.

Avete un “target” di riferimento?
Gli appassionati, gli amanti del cibo e della cucina all’insegna del buono, pulito e giusto. E’ su questa platea che andremo ad implementare una serie di attività.

Quali azioni volete intraprendere? 
Andremo a implementare un’iniziativa articolata in più momenti nel corso dell’anno, in coincidenza dei rituali legati alla vita agricola, come ad esempio il Sant’Antonio, la vendemmia, la raccolta delle olive o in alternativa le quattro stagioni (primavera, estate, autunno, inverno).     
In questi momenti, che si terranno presso i ristoranti e gli agriturismi aderenti alla comunità, sarà promosso un menu dedicato e a prezzo fisso per un periodo di due settimane.
Quindi saranno proposti pranzi e cene a tema con il brand “Cucina popolare frentana” e nel corso di questi eventi saranno raccontati i piatti, la storia, la stagionalità dei prodotti e le proprietà nutrizionali.
Per dare visibilità a questa iniziativa investiremo molto nella comunicazione digitale. Abbiamo già acquistato un dominio per un sito web dove saranno presenti gli agriturismi e i ristoranti del circuito, i menu, un calendario di appuntamenti, ricette, storia e curiosità sulla cucina frentana.
Poi anche i social faranno la loro parte, su tutti Facebook e Instagram per l’implementazione di campagne mirate.
Inoltre non ci piacerebbe rinunciare al vecchio cartaceo, quindi stiamo valutando la possibilità di realizzare un volume, magari da distribuire come inserto con i quotidiani, per raccontare  la cucina popolare frentana, le ricette e segnalare le diverse iniziative.

Quali sfide?
In questa fase sicuramente quella di coinvolgere e mettere insieme più portatori d’interesse sul territorio ovvero ristoranti e agriturismi. Poi riuscire a sensibilizzare il pubblico di riferimento e portare le persone, attraverso l’iniziativa legata alle “stagioni” della cucina popolare, a scoprire a tavola l’entroterra e le sue tradizioni enogastronomiche. E, almeno per questo primo anno, avremo anche la sfida Covid-19. Sappiamo cosa questa pandemia significhi per la ristorazione in generale. Tuttavia, questa potrebbe essere anche un’opportunità per le aree rurali, come quella dell’entroterra chietino, fuori dai circuiti turistici e dalle presenze della “massa”.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Il promotore del progetto è Slow Food Lanciano e attualmente aderiscono alla comunità l’agriturismo Caniloro, l’azienda agrituristica Travaglini, l’agriturismo Grappolo d’Oro, l’agriturismo Za’ Culetta, l’agriturismo la Brocca, e il ristorante Cuore Rosso.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?  
In questa fase stiamo cercando di coinvolgere nella comunità i ristoranti e gli agriturismi presenti sul territorio. È un momento di confronto, dopodiché andremo a implementare un piano di lavoro. Sarà necessario darsi una sorta di “disciplinare” interno, una Carta dei Custodi della Cucina Popolare Frentana alla quale dovranno aderire gli operatori del settore. E’ fondamentale in termini di tracciabilità dei prodotti, preparazione dei piatti della tradizione e dotazioni di cucina.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Il primo anno sarà un test, saremo condizionati sicuramente anche da questo clima di incertezza legato al Covid-19. Non ci aspettiamo che il progetto decolli subito, ci vorrà sicuramente più di un’edizione dedicata ai menu della cucina frentana per avere i primi numeri significativi in termini di presenze e partecipazione. Tuttavia speriamo di partire quanto prima con sito e campagne social, quindi cominciare a sensibilizzare il pubblico di riferimento, a far conoscere la cucina popolare frentana e a far capire anche ai ristoratori l’importanza di questa iniziativa, la necessità di lavorare insieme e perseguire un’azione strategica comune.

L’articolo “Cucina Popolare Frentana, quali sfide? Intervista a Raffaele Cavallo” è tratto dal sito della Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana.

[Crediti | Foto della Comunità di Progetto Cucina Popolare Frentana]

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Medio Vastese ha l’obiettivo di creare un sistema unico di fruizione, gestione, promozione e accoglienza turistica dei territori del Medio Vastese.  
La Comunità si propone di raggiungere questo risultato mettendo a sistema tutti gli attrattori (naturalistici, culturali, enogastronomici, tradizionali) presenti sul territorio, sia da un punto di vista logistico che promozionale, attraverso il  coinvolgimento delle realtà locali e di tutti i portatori d’interesse coerenti con le finalità del progetto.

Abbiamo intervistato Alessio Massari, uno dei promotori e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Medio Vastese.

Alessio Massari

Conosciamo Alessio Massari, referente e coordinatore del progetto.
Guida ambientale escursionistica, vicepresidente dell’Associazione Itinerari d’Abruzzo e docente presso un ente di formazione, si occupa, per lavoro e per passione, di sviluppo territoriale.
Dopo gli studi a Bologna e una laurea in Scienze Naturali, rientra in Abruzzo e consegue la magistrale in Scienze Ambientali all’Aquila e poi un master sullo sviluppo dei territori a vocazione naturale presso l’Università di Teramo. È stato il direttore del Giardino Botanico di San Salvo e membro di un gruppo di lavoro sulle riserve naturali.

Negli ultimi anni ha preso parte a diversi progetti sull’escursionismo e i cammini, tra questi Valle del Treste e il Cammino di San Tommaso.

Come e perché nasce il progetto?
L’idea nasce con Emanuele Berardi (Assessore del Comune di Tufillo) e prende spunto da un altro progetto, quello della Valle del Treste, 46 chilometri di sentieri immersi nella natura. Confrontandoci è venuta fuori l’esigenza di mettere insieme più realtà e Comuni del Medio Vastese per implementare un’azione comune, un progetto di sviluppo territoriale collettivo ovvero un unico sistema di gestione per valorizzare l’area d’interesse e puntare su un turismo esperienziale -“itinerante” attraverso la mobilità lenta dei cammini, con sentieri e percorsi ciclabili.

Qual è il territorio di riferimento e quali sono le sue attrattive?
Quello del Medio Vastese, un’area collinare e montana attraversata dai fiumi Trigno, Treste e Sinello, contraddistinta da un elevato appeal naturalistico con quattro siti di interesse comunitario e 13 borghi. Un territorio che vanta attrattive diffuse che vanno dalla piccola chiesa rurale al castello, dal museo ai sentieri, dall’enogastronomia al folklore.
Attrattive che prese singolarmente potrebbero sembrare poco appetibili, mentre insieme possono generare un valore significativo per il territorio e contribuire alla creazione di un’offerta turistica di natura itinerante.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Il primo obiettivo è creare consapevolezza delle nostre attrattive a livello locale.
Quindi “educare” e sensibilizzare chi vive sul territorio. Possiamo farlo attraverso la creazione di una brochure o una piccola guida che finisca sotto gli occhi del cittadino, che illustri quello che stiamo facendo, che coinvolga e renda partecipe la collettività e inneschi, insieme ad altre azioni, una sorta di “consapevolezza territoriale”.
Tra gli altri obiettivi anche l’implementazione di un’accoglienza diffusa e integrata in quelle che sono le aree d’interesse cercando di “direzionare” le persone verso alcuni punti strategici e non a caso sul territorio. Quindi è necessario individuare un’unica regia, un gruppo che gestisca la progettazione di questo sistema e dia indicazioni alla politica locale.

Qual è il turismo di riferimento?
Un turismo esperienziale, lento e sostenibile. Nel nostro target ci sono gli stranieri che solitamente  amano acquistare vecchi ruderi e ristrutturarli in aree periferiche e rurali, il turista settentrionale che vive nelle grandi città, che vuole staccare dalla routine ed è alla ricerca di ritmi più lenti e di un contatto privilegiato con la natura, e infine il terzo target è rappresentato dagli amanti dell’outdoor e dell’escursionismo in quanto sul territorio c’è un’urbanizzazione molto bassa con aree SIC e sentieri che si prestano al trekking e alla mountain bike.
Chi arriverà potrà fruire anche delle esperienze connesse alla vacanza attiva, esperienze che andremo a “costruire” lungo l’itinerario.

Quali sfide?
La più grande è sicuramente quella di implementare un unico sistema di gestione che aggreghi più attori e portatori d’interesse sul territorio, con un’unica regia che coordini il progetto.§
È necessario creare consapevolezza tra i diversi attori, sensibilizzare, ma anche “educare” a un’accoglienza turistica ed esperienziale.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Al momento abbiamo coinvolto 13 comuni del Medio Vastese (Cupello ,Lentella, Furci, Fresagrandinaria, Dogliola, Tufillo, Palmoli, San Buono, Liscia, Gissi, Guilmi, Carpineto Sinello e Casalanguida), associazioni come quella di Itinerari d’Abruzzo e il Centro Studi Alto Vastese ed è prevista l’adesione di altri portatori d’interesse come attività ricettive, associazioni pro loco dei singoli comuni, realtà che potrebbero fornire attività esperienziali per i turisti.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?
Stiamo lavorando sul coinvolgimento dei portatori d’interesse presenti sul territorio, implementando una strategia e cercando una sede fisica per il Centro Studi così da creare un punto di raccolta, che sia un centro di sperimentazione turistica oltre che di documentazione naturalistica e culturale.
Subito dopo questa prima fase cominceremo ad occuparci dell’aspetto escursionistico e a verificare lo stato dei sentieri che sono già esistenti, ma devono essere potenziati nella prospettiva di un’unica rete sentieristica.
Da questa ne verrà fuori una mappa del territorio con una mini guida alle esperienze e alle attrattive locali. Quindi partendo dagli itinerari andremo a sviluppare il resto e a realizzare un sistema di punti di informazione e accoglienza turistica, ad implementare le esperienze fruibili e così via.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente sul territorio?
Rendere fruibili i sentieri quindi avere un’infrastruttura completa con segnaletica, pannelli informativi, mappa e tracce Gps, eventuali aree di sosta, parcheggi, fontane.
La speranza è che tra un anno ci sia un coordinamento turistico del Medio Vastese e una maggiore consapevolezza del territorio e delle sue attrattive anche per i suoi residenti.
Riguardo le presenze avremo sicuramente un turismo circostanziale, di prossimità, anche a causa del Covid-19. Si tratta di un territorio che attualmente non è comunque in grado di gestire “la massa”, in quanto non pronto. Tuttavia mi aspetto che con una maggiore consapevolezza territoriale, l’implementazione di un’unica strategia di sistema, la partecipazione a fiere di settore, la collaborazione con agenzie e tour operator e soprattutto attraverso la comunicazione digitale, da qui a 5 anni il sistema sia ben collaudato e si possa cominciare a parlare di presenze significative sul territorio e di turismo nel Medio Vastese.

L’articolo Medio Vastese, quali sfide? Intervista ad Alessio Massari è tratto dal sito della Comunità di Progetto Medio Vastese.

[Crediti | Foto di Medio Vastese]

A causa dei provvedimenti nazionali adottati per l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del
Coronavirus COVID-19 che hanno generato oggettive difficoltà operative, comunico che la prima data di scadenza per la presentazione online dei progetti integrati delle CP, originariamente prevista per il 15 maggio 2020, viene prorogata al 22 maggio 2020.

Casoli, 12 maggio 2020

il RUP

dr.ssa Sandra Di Loreto

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Rocciapolitana d’Abruzzo si è costituita a Villa Santa Maria lo scorso 8 febbraio.
La Rocciapolitana è una “metropolitana di superficie”, da percorrere a piedi, che si sviluppa su un itinerario ad anello di 135 km e che collega ben 17 Comuni del Sangro Aventino.
Tutto il percorso è immerso in uno scenario unico, contraddistinto da rocce, morge o pizzi, borghi medievali e castelli.

Abbiamo intervistato Roberto Colella, il promotore e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Rocciapolitana.

Roberto Colella

Conosciamo Roberto Colella, il referente della Comunità di Progetto Rocciapolitana d’Abruzzo
Giornalista di politica estera, docente ed esperto di turismo, dopo gli studi in scienze politiche a Roma e aver girato il mondo per lavoro e diletto, qualche anno fa decide di rientrare nella sua città natale, Campobasso, per insegnare e occuparsi di valorizzazione del territorio e turismo collaborando con enti locali e tour operator.
È stato il promotore del Parco delle Morge in Molise, ha fondato “borghi di lettura”, un network culturale nazionale, e due anni fa ha dato vita al progetto della Rocciapolitana d’Abruzzo.

Come e perché nasce il progetto?
Io vengo dall’esperienza del Parco delle Morge in Molise, un’iniziativa nata nel 2014 per valorizzare queste imponenti formazioni di pietra (le morge), un progetto che ha messo insieme 11 diversi comuni.
Con la Rocciapolitana, un paio di anni fa, ho pensato di replicare quello che avevo fatto con il Parco in un territorio “di prossimità” simile, ma in Abruzzo.
L’area di Pietraferrazzana, Villa Santa Maria, Pizzoferrato è contraddistinta da un paesaggio dominato dalla roccia, dai pizzi.
Così ho contattato i sindaci di riferimento, esposto la mia idea di fare “sistema”, mettere insieme più Comuni, coinvolgere anche associazioni locali e creare una sorta di metropolitana di superficie, un vero e proprio cammino per unire queste morge.
La proposta è piaciuta, così abbiamo “costruito” questo itinerario di 135 km che collega 17 Comuni del Sangro Aventino.

Qual è il territorio di riferimento e quali sono le sue attrattive?
Il territorio è quello del Sangro Aventino in provincia di Chieti, contraddistinto da imponenti geositi presenti soprattutto a ridosso del Lago di Bomba. Un’area che coincide con i comuni di Villa Santa Maria, Montebello sul Sangro, Fallo, Montelapiano, Monteferrante, Pietraferrazzana, Colledimezzo, Bomba, Civitaluparella, Gessopalena, Roccascalegna, Torricella Peligna, Montenerodomo, Pennadomo, Pizzoferrato, Quadri e Gamberale.
Tutto il percorso è immerso in uno scenario unico. Insieme all’attrattiva naturale, che per la singolarità geologica e il valore paesaggistico costituisce un patrimonio di notevole rilevanza scientifica e didattica, c’è anche quella dei borghi, dei castelli, quella culturale, enogastronomica.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Rendere turisticamente appetibile e fruibile uno dei territori, a mio parere, tra i più belli in Abruzzo. Quest’area di confine è rimasta marginale e fuori dai circuiti turistici per troppo tempo, merita di essere conosciuta perché paesaggisticamente è davvero unica.

Qual è il turismo di riferimento?
Quello della mobilità lenta e sostenibile, della natura e dell’outdoor, in particolare dei cammini, ma anche dell’arrampicata. Le rocce che caratterizzano questo paesaggio si prestano molto bene al climbing.

Quali sfide?
Riuscire a creare un circuito turistico che possa garantire flussi tutto l’anno, incrementare le presenze nell’area di riferimento e in tutta la Val di Sangro. Questo significa anche sostenere l’occupazione, incentivare l’economia locale e quindi evitare o comunque ridurre lo spopolamento.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Alla comunità di progetto hanno aderito 17 comuni (Villa Santa Maria, Montebello sul Sangro, Fallo, Montelapiano, Monteferrante, Pietraferrazzana, Colledimezzo, Bomba, Civitaluparella, Gessopalena, Roccascalegna, Torricella Peligna, Montenerodomo, Pennadomo, Pizzoferrato, Quadri e Gamberale), associazioni come la Pro Loco, guide turistiche, diverse imprese turistiche locali (Hotel, B&b e agriturismi).

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?
Ad oggi abbiamo tracciato il percorso, suddiviso in 8 tappe, realizzato una cartografia, fatto un’attività di georeferenziazione e creato le tracce Gps. Inoltre abbiamo dato vita a iniziative di carattere locale attraverso l’implementazione di piccoli circuiti con brevi passeggiate all’interno del tracciato, per far conoscere la Rocciapolitana anche a chi vive sul territorio, quindi sensibilizzare i residenti, perché in fondo sono proprio loro i primi turisti.
In questa fase stiamo cercando di pianificare le attività, abbiamo preso i primi accordi con tour operator e agenzie, stiamo sviluppando possibili pacchetti turistici, ma non solo. Il target giovane, ad esempio, più che il pacchetto preconfezionato vuole “tools” e servizi, e quindi poi organizzare la vacanza di conseguenza. Pertanto è fondamentale in questa fase garantire quanti più servizi possibili sul territorio.
Tra le altre azioni intraprese, recentemente è stato siglato un protocollo d’intesa con Cammini e Benessere – Nordic Walking Sud, un’associazione che proprio lo scorso marzo aveva organizzato un’escursione lungo la Rocciapolitana d’Abruzzo, iniziativa poi annullata a causa del Covid-19.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente sul territorio?
Sicuramente incrementare le presenze turistiche nell’area di riferimento ma anche e soprattutto sviluppare un’economia locale, impiegare quante più persone nel settore. Ovviamente ci saranno dei condizionamenti a causa del Covid-19, e da qui a un anno avremo probabilmente un turismo di “prossimità”. Tuttavia è anche vero che il turismo lento nelle aree periferiche dell’entroterra o comunque fuori dai più blasonati circuiti turistici, potrebbe avere una chance in più ai tempi del Covid-19.

L’articolo Rocciapolitana, quali sfide? Intervista a Roberto Colella è tratto dal sito della Comunità di Progetto Rocciapolitana d’Abruzzo.

 

[Crediti | Foto di Rocciapolitana d’Abruzzo]

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto TerrAccogliente si è costituita a Roccamontepiano lo scorso 27 febbraio.
La comunità nasce con l’obiettivo di valorizzare e promuovere un’area rurale e collinare dell’entroterra abruzzese, in provincia di Chieti, coinvolgendo tutti i portatori d’interesse presenti sul territorio, a cominciare dagli enti pubblici, le associazioni, le attività ricettive e i ristoranti, i piccoli imprenditori e gli agricoltori, fino ai singoli cittadini.
Abbiamo intervistato Gianfranco Conti, uno dei promotori e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto TerrAccogliente.

Gianfranco Conti

Conosciamo Gianfranco Conti, il referente della Comunità di Progetto TerrAccogliente
Architetto per professione (e passione), si occupa della valorizzazione del territorio in particolare dell’architettura che fa riferimento all’uso di materiali naturali come la terra cruda. Ha partecipato a gruppi di lavoro di sviluppo turistico sostenibile sia in Abruzzo che Molise, realizzato piani urbanistici per diversi centri storici, e negli ultimi anni ha preso parte a una serie di attività che lo hanno portato ad occuparsi del recupero delle casa di terra cruda a Casalincontrada.

Come e perché nasce il progetto?
L’idea nasce dall’evoluzione di un altro progetto “omonimo” legato all’associazione Città della Terra Cruda e focalizzato su itinerari culturali tra le case di terra, una formula di ospitalità diffusa volta a promuovere, attraverso laboratori didattici, la conservazione e il recupero degli edifici storici tradizionali di terra cruda.
Con la comunità di progetto si vuole rendere TerrAccogliente più inclusiva, declinarla in un “Parco della Terra” aperto e senza luoghi confinati, valorizzare, insieme alle case di terra, il paesaggio, il territorio e quelle che sono le sue attrattive, così da poter promuovere modelli produttivi ed economici ecosostenibili e virtuosi in un’area rurale che negli ultimi anni ha subito un notevole e inesorabile spopolamento.

Qual è il territorio di riferimento e quali sono le sue attrattive?
Si tratta di un’area collinare, storicamente a forte vocazione rurale, nella provincia di Chieti che include i borghi di Bucchianico, Casalincontrada, Fara Filiorum Petri, Pretoro, Roccamontepiano, San Martino sulla Marrucina e Vacri. Un territorio ai margini del Parco Nazionale della Majella, una collina argillosa che dalla montagna scende verso la costa adriatica. Un paesaggio contraddistinto dalla presenza dei calanchi che si ergono su una campagna dominata da uliveti e vigneti. All’attrattiva naturalistica, si affiancano quella storico – culturale delle case di terra, dei piccoli borghi e degli insediamenti rurali, quella legata alla tradizione popolare e al folclore, si pensi alle Farchie di Fara Filiorum Petri o alla festa dei Banderesi di Bucchianico, e quella enogastronomica con il vino cotto di Roccamontepiano o la cipolla di Fara, per citare alcuni prodotti.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Il primo obiettivo è quello di mettere a sistema le esperienze esistenti sul territorio, capire quali possono essere le prospettive in termini di sviluppo turistico, ma non solo.
Per cominciare abbiamo bisogno di rendere il territorio “accogliente” per i cittadini residenti, dopodiché, di conseguenza, potrà esserlo anche per i potenziali visitatori.
E’ fondamentale la qualità della vita di chi vive e cura un territorio, sono proprio i cittadini a valorizzare questi luoghi, per questo è necessario coinvolgerli e sensibilizzarli.
E’ importante rendere partecipe e consapevole la comunità locale del patrimonio storico, culturale in cui essa è insediata – ovviamente è necessario anche ricreare una saldatura tra generazioni perché il “capitale” in questione non vada disperso – e capire in quali termini e come questo patrimonio possa diventare valore aggiunto per il settore turistico.

Qual è il turismo di riferimento?
Sicuramente quello “esperienziale” legato alla natura, all’outdoor e al trekking in particolare, un turismo lento e sostenibile focalizzato sui “cammini”; ci piacerebbe sviluppare una rete di itinerari di “paese in paese”. Poi a questo si andranno ad aggiungere e connettere l’elemento culturale e artigianale con le case di terra che ospiteranno laboratori didattici, quello tradizionale e folcloristico con eventi e iniziative che favoriscono la “coesione sociale”, quello enogastronomico.

Quali sfide?
La prima sfida che abbiamo davanti è capire qual è il posizionamento di TerrAccogliente, come differenziarla rispetto alle altre destinazioni turistiche che sono nei dintorni. Pensiamo alla montagna per esempio. Ad ogni modo è fondamentale che ci sia un dialogo, una proficua collaborazione con i vicini territori, perché il “Parco della Terra” non è un confine, bensì un luogo permeabile che deve rapportarsi con la costa, con la montagna e così via. Tuttavia ha bisogno di una propria identità con un suo “brand” definito, e non deve limitarsi ad essere semplice “terra di passaggio”.
Tra le altre sfide, sicuramente quella di misurarsi con l’abbandono sul territorio, a cominciare da quello architettonico e della campagna incolta: i paesaggi vanno tutelati anche in questo senso.
Poi c’è la scommessa di recuperare alcune filiere, come quelle agricole o progetti connessi. Per esempio a Bucchianico, dove l’ulivo domina il paesaggio, l’idea è quella di trasformare alcuni uliveti in giardini, per reinsegnare l’arte della potatura, della cura del territorio.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Per questo progetto è fondamentale fare rete, mettere insieme diverse realtà presenti nell’area di riferimento, che vanno dai Comuni alle associazioni, dagli agricoltori agli artigiani, dalle strutture ricettive ai ristoranti, dalle piccole botteghe ai cittadini.
Tutti i singoli portatori d’interesse sono linfa vitale del progetto.
Attualmente hanno aderito alla comunità sette Comuni ovvero Bucchianico, Casalincontrada, Fara Filiorum Petri, Pretoro, Roccamontepiano, San Martino sulla Marrucina e Vacri. Sono presenti anche associazioni come l’Associazione produttori di Vino Cotto, Abruzzo Avventure, Terrae onlus, Le Ginestre e altre ancora.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?
Abbiamo definito il gruppo di lavoro, stiamo cercando di acquisire un protocollo di consultazioni per avere uno scambio di informazioni base sul territorio, cercando di coinvolgere diversi portatori d’interesse, vogliamo avere più opinioni possibili.
Abbiamo messo a punto una serie di itinerari legati ai cammini, si tratta di percorsi già esistenti che saranno migliorati attraverso la manutenzione, una segnaletica adeguata, soprattutto in funzione turistica.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente sul territorio?
Delineare un nostro posizionamento, dell’offrirci da un punto di vista di meta turistica, e quindi creare un’identità, un nostro marchio territoriale.
Auspichiamo che gli itinerari che stiamo implementando possano sostenere una fruibilità che si trasformi nella possibilità di intrattenere gli eventuali visitatori per un certo periodo di tempo, un tot numero di giorni, legandoli alle offerte turistiche che il territorio propone.
Contiamo di poter “visualizzare” i risultati attesi attraverso le presenze turistiche e da queste cercheremo di avere quanti più indicatori possibili per comprendere se stiamo andando nella direzione giusta. Il primo anno sarà un test, utile per tutta la comunità. Ovviamente dobbiamo capire cosa accadrà a causa del Covid-19, che va a sconvolgere quelli che sono i nostri piani. Quindi sarà importante ricalibrare alcune azioni e riconsiderare anche il nostro target, che è sicuramente sempre quello dell’“outdoor”, ma non può che far riferimento a un turismo di prossimità.
Il territorio dovrà essere vissuto in maniera più slow, avere la capacità di accogliere ma non affollarsi. Sarà necessario essere pronti, adattarsi a tutto questo e organizzarsi di conseguenza.

L’articolo “TerrAccogliente, quali sfide? Intervista a Gianfranco Conti” è tratto dal sito della Comunità di Progetto TerrAccogliente.

[Crediti | Foto di Gianfranco Conti dal video di Felicità Pubblica – Immagine di copertina abruzzoavventure.it]

Mercoledì 29 aprile, a partire dalle 18.30, si terrà l’incontro di presentazione della Comunità Ospitale Sangro Autentico.

In un contesto turistico caratterizzato da una crescente personalizzazione dell’esperienza, si inserisce – come comunità di accoglienza – il dispositivo sviluppato dall’Associazione Borghi Autentici d’Italia: la “Comunità Ospitale”, una destinazione/motivazione di viaggio, in cui gli ospiti si sentono “cittadini seppure temporanei” e desiderano conoscere l’identità del territorio: cibo, cultura, paesaggio, storia e produzioni.

Facendo riferimento a questo modello, la Comunità Ospitale Sangro Autentico, quindi, si propone di offrire un’esperienza di visita frutto di un progetto collettivo di sviluppo che legge con occhi nuovi il territorio e individua soluzioni per assicurare all’ospite una permanenza basata sulla partecipazione e riconoscibile tra mille proposte.

Con questo incontro, s’intendono presentare gli obiettivi generali che hanno motivato 15 Comuni e 4 operatori di rilevanza territoriale, insieme all’Associazione Borghi Autentici d’Italia e alla Fondazione Futurae) a costituire e a proporre al GAL MAiella Verde una Comunità di Accoglienza dal titolo Comunità Ospitale Sangro Autentico.

PROGRAMMA

“Comunità Ospitale…gente che ama ospitare”

• Maurizio Capelli, Segretario Generale Associazione Borghi Autentici d’Italia – “Le Comunità dei borghi autentici protagoniste di un’ospitalità di qualità”
• Gianfilippo Mignogna, Vice Presidente nazionale Associazione Borghi Autentici d’Italia – “Biccari Comunità Ospitale”
• Ivan Stomeo, Presidente Fondazione Futurae – “Valorizzare le idee e le risorse umane e innescare processi di attivazione sociale ed economica”
• Alfredo Salerno, Sindaco di Fallo – “L’autenticità per una rinnovata identità del territorio del Sangro”

A conclusione degli interventi, saranno presentati:
• il Regolamento di attuazione della Comunità di Progetto.
• il Comitato di coordinamento e il Referente tecnico
• il portale “Comunità Ospitale Sangro Autentico”

Conclusioni del Gal Maiella Verde

PER ACCEDERE AL WEBINAR da pc, tablet o smartphone:
https://global.gotomeeting.com/join/928899157

Codice accesso: 928-899-157

È la prima volta che usi GoToMeeting?
Scarica subito l’app e preparati all’inizio della tua prima riunione:
https://global.gotomeeting.com/install/928899157

Sangro Autentico

Sabato 8 febbraio, a partire dalle ore 11.00 , presso la Sede Unione Montana dei comuni del Sangro a Villa Santa Maria, si terrà l’incontro di costituzione della Comunità di Progetto Rocciapolitana d’Abruzzo.

La Rocciapolitana d’Abruzzo è una “metropolitana di superficie” (a piedi) che si sviluppa su un itinerario di 135 km (con partenza e arrivo a Villa Santa Maria) e che collega ben 15 Comuni del Sangro Aventino.
Il percorso è dominato da rocce, morge o pizzi in uno scenario unico, contraddistinto dalla presenza di borghi medievali, castelli e altre attrattive con imponenti geositi e aree naturali che, per la loro singolarità geologica e paesaggistica, rappresentano un patrimonio di rilevanza scientifica e didattica che può essere oggetto di fruizione culturale e turistica.
I comuni coinvolti sono Villa Santa Maria, Montebello sul Sangro, Fallo, Montelapiano, Monteferrante, Pietraferrazzana, Colledimezzo, Bomba, Civitaluparella, Gessopalena, Roccascalegna, Torricella Peligna, Montenerodomo, Pennadomo, Pizzoferrato.

Insieme ai comuni, sono presenti singole associazioni come Cammini e Benessere – NordicWalking Sud, Pro Loco e diverse imprese turistiche: Hotel, B&B e agriturismi come Hotel Capet di Torricella Peligna, Il Nido delle Rondini a Fallo, Hotel Villa Danilo a Gamberale, Agriturismo Baruffal a Villa Santa Maria e il Villaggio Turistico Il Soffio a Colledimezzo.

Obiettivo della Comunità di Progetto Rocciapolitana d’Abruzzo è quello di conservare e valorizzare l’identità e le caratteristiche del territorio di riferimento contraddistinto dai geositi, sfruttarne il potenziale esistente attraverso:

  • la manutenzione della sentieristica e una tabellonistica adeguata;
  • la ricerca della qualità dell’ambiente storico, naturale e antropizzato e la sua corretta fruizione collettiva;
  • la valorizzazione turistica con la messa in atto di specifici piani di marketing e generazione di plusvalore per le comunità locali;
  • l’organizzazione di forme di gestione del sistema con l’ausilio di guide turistiche e strutture ricettive;
  • il sostegno del turismo dei cammini e la creazione di una rete turistica strutturata che ricomprenda l’itinerario della Rocciapolitana d’Abruzzo.

Segue il programma dettagliato dell’incontro.

Alla Comunità di Progetto possono aderire tutti i portatori d’interesse che vogliano collaborare.