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Comunità di Progetto

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La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO”.

L’avviso è finalizzato a identificare le Comunità di Progetto operanti nel territorio Leader del GAL Maiella Verde e selezionare i progetti integrati da sostenere nell’ambito dell’attuazione del Piano di Sviluppo Locale.

A questa nuova edizione possono partecipare:

  • nuove Comunità di Progetto che si candidino per il riconoscimento;
  • Comunità di Progetto esistenti.

Saranno prese in considerazione le candidature presentate entro il 30 giugno 2022.

Per la presentazione dei progetti integrati è prevista la scadenza del 31 luglio 2022.

Vai all’AVVISO

Negli ultimi anni si parla sempre più di aree interne, sia in termini di sviluppo che di attrattività.

Il turismo riveste per questi territori un’opportunità irrinunciabile, grazie alla sua caratteristica di promotore di economia circolare.

Le politiche nazionali e regionali si stanno muovendo in tal senso riservano per questi territori ingenti risorse, che devono però trovare capacità di intercettazione e poi gestione da parte dei territori stessi.  

La Cooperazione di comunità è oggi un fenomeno sociale ed economico in costante crescita che può dare risposta a queste esigenze

“Un insieme di persone che lavorano per il bene comune”, può essere questa una sintetica ma esaustiva definizione di quali siano gli scopi e le modalità di questo tipo di impresa, oggi non ancora ben inquadrata a livello normativo.

L’incontro avrà ha lo scopo di presentare le potenzialità delle Cooperative di comunità nel contesto della Comunità Medio Vastese con un focus particolare sul ruolo che le cooperative hanno per la gestione degli attrattori e dei servizi turistici. 

Interverranno Massimiliano Monetti (Presidente Confcooperative Abruzzo) e Carlo Ricci (GAL Maiella Verde), con la moderazione di Alessio Massari (coordinatore Comunità di Progetto Medio Vastese).
Apertura dei lavori con il sindaco di Gissi, Agostino Chieffo.

L’appuntamento è per martedì 16 novembre, presso il Museo Storico Etnografico di Gissi, a partire dalle ore 18.30.

Di seguito il programma dell’incontro.

Articolo di Benedetta Torsello pubblicato su www.italiachecambia.org

Coltivare una profonda connessione con la natura, assecondarne i ritmi e riscoprire sé stessi: sono queste alcune delle cose che si imparano a Pizzoferrato, dove l’Associazione Anahata porta avanti la “Scuola di Vita”, comunità diffusa in cui si sperimenta il vivere bene, la condivisione e l’aiuto reciproco.

Il progetto, nato in collaborazione con GAL Maiella Verde, è diventato un riferimento per tutta la comunità locale.

L’obiettivo è coinvolgere gli abitanti del borgo e delle aree limitrofe per dar vita a una piccola economia basata sull’artigianato, sul riciclo e sulla trasformazione dei prodotti della terra.

La versione integrale dell’articolo è su www.italiachecambia.org/2021/09/il-giglio-laboratorio/

In occasione della giornata FAI Day, il 20 giugno 2021, alle ore 16:00, nel cuore del Borgo Valle Vecchia di Fallo, l’Amministrazione Comunale presenterà la Comunità di Progetto “Fallo Old School”.

Fallo è un borgo medievale della provincia di Chieti, situato nel Medio Sangro nel quale risiedono poco più di 100 abitanti.

STORIA DEL PROGETTO. Fallo Old School è una comunità di progetto di rigenerazione urbana nata
dall’idea di alcuni cittadini locali e stranieri che intendono recuperare il patrimonio pubblico e privato del Borgo Valle Vecchia, la porzione più caratteristica del Comune di Fallo, e costituita di risposta all’Avviso pubblico per “Identificazione delle Comunità di Progetto e selezione dei progetti integrati” del GAL MAIELLA VERDE.
L’obiettivo è quello di rigenerare gli immobili presenti con un approccio multi partecipato per dare al paese un aspetto nuovo e competitivo, rilanciando l’immagine territoriale dal punto di vista estetico con un respiro culturale, economico e sociale.

PERCHÉ FALLO OLD SCHOOL. Il Borgo Valle Vecchia, un’area di circa un chilometro, è caratterizzata
da costruzioni in pietra, graziose casette su più livelli con patio e giardino privato, ormai abbandonate e
ammalorate. La maggior parte di esse sono state cedute al comune, altre sono abitate dagli anziani più
folkloristici del Paese, scrigni della memoria storica e degli aneddoti del territorio, altre fanno gola al mercato straniero, in particolare del nord Europa e America.
Ed è proprio dalla curiosità e dall’esigenza dei nuovi cittadini del mondo che nasce l’idea della comunità di progetto Fallo Old School, una “vecchia” scuola di costruzione in pietra che possa accogliere studenti stranieri che vogliono imparare la tecnica di costruzione e applicarle direttamente sui propri immobili.
La comunità di progetto Fallo Old School è un cammino che oscilla dal basso verso l’alto, dalla partecipazione alla pianificazione, traducendosi in un progetto architettonico seguito da studi di progettazione e corsi sui cantieri, a cura dell’Ente Scuola Edile di Chieti e le imprese edili e artigiane del loco.

FAI


In seguito alla pubblicazione della seconda edizione dell’Avviso  “Identificazione delle Comunità di Progetto e selezione dei progetti integrati”, sono state riconosciute tre nuove Comunità di Progetto di rigenerazione territoriale:

Il Giglio
Il progetto è incentrato una serie di attività esperienziali e nello specifico su un laboratorio comunitario, nel Palazzo Baronale di Pizzoferrato, dedicato alla trasformazione dei prodotti della terra come per(corsi) che vanno dalla raccolta dei grani antichi alla panificazione naturale con la cottura nel forno di terra cruda. La comunità vuole coinvolgere gli abitanti del posto così da incentivare una piccola economia locale.

Riabitare San Giovanni
Progetto volto al recupero architettonico e funzionale del borgo di San Giovanni Lipioni con l’obiettivo di arrestare il processo di spopolamento e di attivare quelle azioni necessarie per invertire tale flusso attraverso iniziative sociali, associative e imprenditoriali che coinvolgano la comunità residente e non.

Terra delle Radici
Il progetto ha l’obiettivo di captare la nicchia di turisti potenzialmente interessati al Turismo delle Radici legato al territorio dell’Alto Vastese. Si vuole implementare un sistema di targeted marketing che si avvarrà di dati inseriti in un database appositamente realizzato con le informazioni di tutti gli emigrati partiti da uno dei comuni coinvolti dal progetto, quindi potenzialmente interessati a tornare nel loro territorio di origine. 

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Fico Reale di Atessa ha l’obiettivo di incentivare la coltivazione del Fico Reale e coinvolgere i produttori nel facilitare la diffusione, la conoscenza e la valorizzazione del prodotto.

Abbiamo intervistato Antonio Campitelli, uno dei promotori e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto.

Antonio Campitelli

Conosciamo Antonio Campitelli, referente e coordinatore del progetto. 
Da sempre appassionato di enogastronomia, si è avvicinato al progetto relativo il recupero e la valorizzazione del Fico Reale di Atessa qualche anno fa entrando a far parte dell’Associazione e cercando di essere parte attiva nel coinvolgimento di nuovi potenziali produttori e nella promozione del prodotto.

Come e perché nasce il progetto?
La Comunità nasce dall’esigenza di incentivare la coltivazione del Fico Reale di Atessa, coinvolgere ulteriormente i produttori nel facilitare la diffusione e la conoscenza di questo prodotto, riportare in auge quella che un tempo ad Atessa era una produzione florida.
Con la Comunità vogliamo dare continuità a quel processo di valorizzazione del Fico Reale di Atessa intrapreso con il Gal Maiella Verde qualche anno fa e che nel 2015 ci ha portato ad ottenere anche il Presidio Slow Food, riconoscimento che ha permesso al Fico Reale di varcare i confini regionali con la partecipazione al Salone del Gusto di Torino.

Fico Reale di Atessa, quali sono le sue peculiarità?
Il Fico Reale di Atessa, a polpa bianca e a polpa rossa, è contraddistinto da una forma leggermente sferica, una superficie rugosa, colore verde giallastro, polpa succosa, profumo intenso e sapore mielato, ma non eccessivamente dolce.
I fichi sono raccolti a mano e lavorati tra agosto e settembre, lasciati essiccare su graticci di canne (i cannizzi), farciti con un gheriglio di noce locale, infornati e quindi conservati, insieme a foglie di alloro, in barattoli di vetro in un luogo asciutto per almeno un mese.
La tradizione che lega il Fico Reale al territorio di Atessa è antichissima. Se ne attesta la coltura e l’essiccazione sin dall’epoca romana. Localmente è conosciuto anche con il termine dialettale di “caracìne”, che sta a testimoniare lo stretto e antico legame del fico con il suo territorio d’origine. Infatti i Carricini erano una delle quattro tribù del gruppo etnico sannitico, popolazione italica che viveva in questi luoghi.
La produzione del Fico Reale di Atessa è stata molto fiorente nel corso secoli, tanto da essere citato in diversi documenti che ne attestano il processo di essiccazione, la sua importanza per l’economia locale e l’utilizzo come ingrediente nella preparazione del torrone.
Tutto si è arrestato negli anni ’70 con l’arrivo dell’industria in Val di Sangro; la campagna è stata abbandonata e chi ha continuato ad occuparsi di agricoltura ha preferito puntare su colture più intensive e redditizie, e molti ficheti sono andati persi.
Poi qualche anno fa questa coltura è stata ripristinata, in particolare grazie all’azienda La Ruelle che ha contribuito in maniera significativa alla riscoperta e alla valorizzazione del Fico Reale e negli ultimi anni diversi ragazzi del posto hanno cominciato a reimpiantare a ficheto interi appezzamenti di terreno.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Incrementare la produzione, dare la possibilità agli attuali produttori, realtà che hanno reimpiantato il prodotto solo qualche anno fa, di poter trasformare il Fico che attualmente viene venduto fresco o conferito all’azienda La Ruelle in quanto l’unica realtà presente che riesce anche a trasformare il prodotto. Vorremmo mettere i produttori nella condizione di poter acquistare le attrezzature adatte e necessarie e poi strutturare un circuito, una rete commerciale.
Purtroppo il Fico è un investimento a lungo termine e magari tende a scoraggiare i potenziali coltivatori in quanto la resa non è immediata, i tempi sono lunghi e bisogna aspettare diversi anni prima che cominci a fruttificare.

Quali sfide?
Coinvolgere sempre più portatori d’interesse così da rafforzare la produzione e quindi la commercializzazione.
Negli ultimi anni siamo riusciti a portare questo prodotto nelle pasticcerie, nella ristorazione locale, tuttavia il percorso è ancora lungo, dobbiamo creare una rete commerciale strutturata e allargare il nostro raggio d’azione dal punto di vista territoriale per garantire continuità del prodotto.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Attualmente aderiscono alla Comunità tutti i produttori, l’Associazione del Fico Reale di Atessa, alcuni simpatizzanti che vogliono entrare nel circuito produttivo e altri portatori d’interesse.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?
Stiamo cercando di coinvolgere nuovi attori e portatori d’interesse così da creare una rete con la quale possa esserci anche un confronto sull’implementazione della progettualità.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Far crescere questa Comunità, in termini di sensibilizzazione ma soprattutto dal punto di vista strutturale. Andare ad ampliare il nostro spettro d’azione e investire anche in promozione e comunicazione, non solo per gli eventi, ma anche nel digitale con il potenziamento del sito web.
C’è inoltre la necessità di organizzare anche un minimo di accoglienza per chi viene sul territorio e vuole conoscere il prodotto. In questo senso, in ambito turistico, ci stiamo già inserendo in diversi progetti collegati come itinerari enogastronomici.
Speriamo che altri potenziali produttori decidano di intraprendere questo percorso, anche io ho avviato una sperimentazione e andrò a raccogliere i miei primi frutti tra qualche anno.
I produttori che hanno aderito alla Comunità sono tutti giovani e credo che questa sia un’opportunità per innescare una microeconomia locale connessa con il turismo e con gli altri settori, uno stimolo per spingere i giovani a restare sul territorio, a crederci.

L’articolo Fico Reale di Atessa, quali sfide? Intervista ad Antonio Campitelli è tratto dal sito della Comunità di Progetto  Fico Reale di Atessa.

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Mille Coperte Merlino vuole diventare punto di riferimento della lavorazione della lana in Abruzzo, valorizzare la coperta abruzzese e il suo contesto produttivo ovvero il territorio di Taranta Peligna.

Abbiamo intervistato Gaetano Merlino, il promotore del progetto, e Fernando Carapella, referente della Comunità, per conoscere meglio il progetto Mille Coperte Merlino.

Gaetano Merlino è il proprietario di uno degli ultimi lanifici d’Abruzzo, Vincenzo Merlino. Fondato a Taranta Peligna nel lontano 1870, questo storico lanificio lega il suo nome alla famosa coperta abruzzese. 
Fernando Carapella collabora da diversi anni con Gaetano Merlino e si occupa della comunicazione digitale del lanificio, in particolare dell’e-commerce.

Come e perché nasce il progetto?
Abbiamo deciso di costituire questa comunità per dare continuità a una serie di attività intraprese dal lanificio Vincenzo Merlino, insieme ad alcuni operatori turistici del territorio, già da qualche anno. 
Lo stimolo forte è arrivato con un post “virale” della pagina Facebook “L’abruzzese fuori sede” che pubblicando integralmente una lettera di appello sul rischio di chiusura del nostro lanificio, uno degli ultimi d’Abruzzo, ha dato visibilità e risalto mediatico alla nostra realtà.
Così sono arrivate tante forme di supporto e sostegno con proposte per valorizzare il nostro prodotto simbolo, la coperta abruzzese, e portare avanti una storia, una cultura e una tradizione secolare di Taranta Peligna, quella della lavorazione della lana.
Ci siamo inseriti nell’iniziativa del Gal Maiella Verde mettendo insieme una prima idea di progetto, il Comune l’ha fatta sua, così come gli altri portatori d’interesse presenti sul territorio, e abbiamo dato vita alla Comunità di Progetto.

Coperta di Taranta, quali sono le sue peculiarità?
Taranta Peligna ha una lunga e importante tradizione nei filati di lana che condivide con tutta l’area circostante, quella del versante orientale della Maiella e in particolare i paesi di Palena, Lama dei Peligni e Fara San Martino. Il fiume Aventino, che attraversa questi territori, ha sempre garantito un’alta concentrazione di acqua che ha favorito storicamente la lavorazione della lana.
A dare il loro contributo anche le materie prime, non solo la lana, ma anche il legname per le caldaie delle tintorie, le erbe per colorare i tessuti. E poi la transumanza che attraverso i tratturi ha incoraggiato un proficuo scambio nel tempo. Tutte queste condizioni hanno permesso il consolidamento di una serie di attività legate al tessile. Taranta Peligna, in particolare, lega il suo nome alle “tarante”, stoffe di lana rozza nera realizzate con le gualchiere e utilizzate per le mantelline dell’esercito borbonico.
La famosa coperta abruzzese, immancabile nei corredi familiari, contraddistinta dalle frange colorate e dalle decorazioni floreali o geometriche con motivi mediorientali, entra in scena nell’800 e conosce la sua fama con il diffondersi dei lanifici, nell’area dell’Aventino, dopo la rivoluzione industriale.
All’inizio del secolo scorso Vincenzo Merlino ha “reinventato” la coperta abruzzese con elementi decorativi diversi dai classici floreali, gli angeli, che sono diventati il marchio distintivo del lanificio.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Il lanificio Merlino vuole essere punto di riferimento e testimonianza per la lavorazione della lana e la produzione della coperta abruzzese. Vogliamo allestire una struttura museale, uno spazio da visitare in termini di accoglienza turistica, un luogo eletto all’incontro e alla formazione. 
Inoltre attraverso la Comunità ci proponiamo di dare nuovo impulso a quella che a Taranta, un tempo, era la filiera della lana.

Quali sfide?
Far confluire e interagire i diversi interessi quindi la componente culturale, turistica e produttiva. Per accogliere i turisti nel lanificio è indispensabile avere il prodotto, mettere in funzione i macchinari utili per mostrare la produzione della coperta. E’ importante continuare a realizzare questo prodotto perché custode di saperi, cultura e tradizione. Dietro alla coperta c’è tutta una storia che va ricostruita e testimoniata.  Se la coperta abruzzese scompare è inutile visitare lo stabilimento e quindi investire in questo senso.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Aderiscono alla Comunità di Progetto il lanificio Vincenzo Merlino, il Comune di Taranta Peligna, il Parco Nazionale della Majella, il Lanificio Bianco, l’Istituto tecnico Algeri Marino di Casoli, Edizione Menabò con la rivista D’Abruzzo, la Coop. ASCA Porta del Parchi di Anversa degli Abruzzi, diversi operatori turistici (Barbara Dalla Costa, Luigia Di Sciullo),  Majexperience, alcune scuole e dovrebbero arrivare altre adesioni nei prossimi giorni.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?
Abbiamo redatto un documento preliminare e, come Comunità, ci stiamo confrontando. 
Tutti i portatori d’interesse stanno dando il loro contributo, anche per i contenuti del sito web, in quanto è un progetto di condivisione. 
Tra le azioni che vogliamo intraprendere nell’immediato ci sono gli itinerari turistici da strutturare con gli operatori presenti sul territorio e in quest’ottica prepararci all’accoglienza. Vorremmo mettere a punto un format di visita presso il lanificio che sia spendibile non solo per l’operatore turistico che fa tappa con il suo gruppo, ma anche per chi è semplicemente di passaggio sul territorio. Per promuoverci è necessario prevedere anche un minimo di investimento nella comunicazione, soprattutto digitale. 

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Tra un anno ci vediamo con una struttura pronta per accogliere un gruppo di turisti o una scuola, un luogo dove poter fare un’esperienza e quindi assistere alla produzione della coperta abruzzese, toccarla con mano così da comprendere il contesto e il tessuto storico-culturale di questo prodotto. Un altro traguardo che ci piacerebbe raggiungere è legato alla riattivazione della filiera della lana in loco: attualmente tutte le attività connesse, come il lavaggio e la tintura, avvengono altrove; quindi è necessario riportare tutto qui a Taranta, magari con un piccolo impianto che permetta di tenere viva la filiera. Un’operazione di questo tipo mira anche a tramandare questa cultura, a generare un’economia locale. Naturalmente per raggiungere questo traguardo è importante garantire un minimo di produzione e stimolare il turismo.
Tra le altre cose sarebbe interessante mettere su un archivio storico dedicato alla lavorazione della lana, perché sono davvero tanti i documenti rinvenuti che raccontano e testimoniano questa attività secolare di Taranta Peligna.