Ad
News

Peperone dolce di Altino, quali sfide? Intervista a Mariella di Lallo e Annamaria D’Alonzo

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Peperone dolce di Altino ha l’obiettivo di caratterizzare il Peperone dolce di Altino e quindi recuperare, certificare e tutelare il germoplasma originario.

Abbiamo intervistato Mariella di Lallo, una delle promotrici del progetto, e Annamaria D’Alonzo, la referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Peperone dolce di Altino.

Annamaria D’Alonzo, referente e coordinatore del progetto. E’ vicepresidente dell’Associazione del Peperone dolce di Altino, nonché produttrice.
Mariella di Lallo, tra i promotori del progetto. Docente di chimica e biologia, da circa otto anni si occupa con l’Associazione della valorizzazione e della promozione del Peperone dolce di Altino.

Come e perché nasce il progetto?
Abbiamo messo insieme quelle che sono le due anime legate al Peperone dolce di Altino, l’Associazione di Tutela e quella dei Produttori. È necessario fare sistema per implementare una serie di azioni che mirano alla caratterizzazione del peperone, al recupero e alla tutela del germoplasma originario, alla sua certificazione, così da conferire maggiore risalto scientifico a un prodotto che può concorrere allo sviluppo dell’economia locale e quindi alla crescita del territorio.

Il Peperone Dolce di Altino, quali sono le sue peculiarità?
Il paese di Altino è legato al peperone da una tradizione secolare; nel suo territorio e nelle immediate vicinanze ovvero il territorio dell’Oasi di Serranella, un’area vocata e ricca di biodiversità, il peperone ha trovato il suo microclima ideale e nel corso dei secoli ha consolidato la sua presenza.
Un tempo era coltivato da buona parte delle famiglie di Altino. Era un bene di scambio, barattato con altri prodotti, come ad esempio le patate di Montenerodomo. Poi con l’arrivo dell’industria in Val di Sangro questa coltivazione è stata completamente abbandonata, per essere recuperata solo una decina di anni fa.
Così il peperone è stato riscoperto, valorizzato, anche attraverso il“Festival del Peperone dolce di Altino”, e nel 2015 è diventato Presidio Slow Food.
Il Peperone dolce di Altino, conosciuto anche con l’appellativo dialettale di “a cocce capammonte” (a testa all’insù) perché i frutti si sviluppano rivolti verso l’alto, ha peculiarità uniche: pigmentazione intensa, consistenza carnosa, sapore dolce e deciso.
Il periodo della raccolta comincia a fine luglio, quando arriva a giusta maturazione. Una volta raccolti, i peperoni sono infilzati con ago e spago all’altezza del peduncolo, così da creare il “crollo” (una lunga collana). Quindi si lasciano essiccare e, quando non c’è più traccia di umidità, vengono tostasti al forno. Successivamente sono frantumati, macinati o polverizzati (in antichi mortai, i“piloni”) e la polvere ottenuta viene utilizzata nella preparazione di salumi come la Ventricina del Vastese.
In cucina il peperone è utilizzato nei piatti della tradizione contadina, come “pizz e foje”, ma anche in ricette più audaci come il croccante alle mandorle con miele e peperone.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Caratterizzare e valorizzare il Peperone dolce di Altino. Vogliamo ottenere la certificazione del seme così da tutelare ulteriormente il prodotto e magari arrivare ad avere una IGP.
Abbiamo già coinvolto un ente di ricerca, il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria).
La certificazione è importante per avere un controllo sulla filiera e su un prodotto che è spesso soggetto a concorrenza da parte di “similari” che si spacciano o sono scambiati per Peperone dolce di Altino.
La certificazione del peperone è anche un modo per coinvolgere potenziali produttori presenti sul territorio, e nelle aree limitrofe, i particolare i giovani. Negli anni abbiamo visto come questo prodotto abbia dato un input all’economia locale, e siamo fermamente convinti che possa creare altra occupazione.
Un altro obiettivo del progetto è quello di investire in promozione e in comunicazione digitale, in particolare sul sito web.
Soprattutto ai tempi del Covid-19 abbiamo visto quale impatto possa avere la comunicazione digitale per un prodotto e per un territorio.

Quali sfide?
Una volta ottenuta la certificazione, la grande sfida è quella di implementare un sistema di controllo del seme certificato. Bisogna andare ad individuare sul territorio quei contadini attenti che possano fare le famose “rolle” e poi dare queste piantine ai coltivatori locali oppure trovare dei vivai.
E’ importante coinvolgere quanti più produttori locali nell’utilizzo delle piantine che derivano dal seme certificato e sanificato. Il rischio è che alcuni continuino ad usare un seme diverso e vadano a danneggiare in qualche modo la collettività.
E’ una sfida che ne presuppone un’altra: la collaborazione tra produttori. Storicamente in Abruzzo tendiamo ad essere dei “solisti”.  La certificazione rappresenta anche l’occasione per abbattere certe barriere e quindi stimolare la collaborazione.
La costituzione di questa Comunità è un segnale che fa ben sperare.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Hanno aderito i principali portatori d’interesse ovvero diversi produttori, l’Associazione di Tutela del Peperone dolce di Altino, l’Associazione dei Produttori, tutte le contrade che ogni anno partecipano al palio enogastronomico del Festival del Peperone, il Comune di Altino, i ristoratori locali, ma anche appassionati che si sentono rappresentati dalla Comunità.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando ora?
Stiamo raccogliendo le adesioni alla Comunità. Siamo stati condizionati molto dal lockdown, soprattutto nella fase iniziale, perché diversi produttori sono anziani e non hanno dimestichezza con gli strumenti informatici. Quindi è stato difficoltoso l’aspetto comunicativo.
Dopo aver lavorato all’analisi di contesto e alla SWOT, attualmente stiamo implementando il piano di lavoro che seguirà alla certificazione del CREA, in particolare ci preme definire l’aspetto relativo il controllo del prodotto certificato.
Se attualmente la certificazione è un punto di debolezza, una volta ottenuta può diventare un punto di forza. Tuttavia può tornare ad essere una debolezza nel momento in cui, ottenuta la certificazione, non si lavora bene nel controllo del prodotto. Quindi occorre organizzare una serie di incontri di sensibilizzazione con i produttori per fare capire quanto sia importante utilizzare un seme “pulito” e certificato.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Il percorso della certificazione è pluriennale, quindi da qui a un anno è importante capire in che direzione sta andando il lavoro con il CREA.
Essere sulla buona strada per la certificazione può dare uno slancio positivo a tutta la comunità, quindi aiutarci nella collaborazione, nelle attività da intraprendere e nello stimolare ulteriormente l’economia di questo territorio.

L’articolo Peperone dolce di Altino, quali sfide? Intervista a Mariella di Lallo e Annamaria D’Alonzo è tratto dal sito della Comunità di Progetto Peperone dolce di Altino.

Write A Comment