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Oli Monovarietali, quali sfide? Intervista a Carlo Verna

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La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Oli Monovarietali ha l’obiettivo di  valorizzare gli oli monovarietali della provincia di Chieti. In particolare sensibilizzare alla conoscenza degli oli da varietà autoctone attraverso attività specifiche di caratterizzazione, protezione e promozione.

Abbiamo intervistato Carlo Verna, produttore di olio e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Oli Monovarietali della provincia di Chieti.

Carlo Verna

Conosciamo Carlo Verna, referente e coordinatore del progetto.
Dopo gli studi in ragioneria decide, qualche anno fa, insieme ai suoi fratelli di rilevare l’azienda di famiglia, Frantoio Verna a Guardiagrele, e fare di quella che inizialmente era una passione un lavoro. Così, alla terza generazione, Carlo riprende quel percorso costruito dal nonno, e rinnova con un “restyling” generale l’azienda, a cominciare dalle attrezzature. Sostituisce il vecchio impianto di produzione tradizionale con uno continuo di ultima generazione, mentre nell’uliveto investe in un sistema di potatura innovativa. Inserisce nuove referenze nella gamma prodotti come l’olio DOP e l’olio bio, mentre sul fronte comunicazione arriva un nuovo logo e rifà il look a packaging ed etichetta. Ma soprattutto, in questa nuova avventura aziendale, Carlo e la sua famiglia decidono di puntare sull’olio monovarietale, quello di Intosso.

Come e perché nasce il progetto Oli Monovarietali?
Nasce dalla volontà di diversi produttori della provincia di Chieti di valorizzare gli oli monovarietali ottenuti da cultivar locali che sono l’espressione più autentica, nonché “carta d’identità”, del nostro territorio. I monovarietali esprimono appieno la territorialità attraverso la loro timbrica. Tuttavia si tratta di oli poco conosciuti persino ai residenti e che attualmente rappresentano solo un mercato di nicchia. Così lo scorso febbraio abbiamo dato vita a questa comunità con la speranza di sensibilizzare il consumatore finale, ma anche gli altri produttori.   
Lo spunto è arrivato da un precedente progetto di valorizzazione focalizzato sulla cultivar di Intosso. Abbiamo deciso di replicare quell’iniziativa coinvolgendo le principali cultivar autoctone del chietino.

Quali sono queste cultivar? 
Le cultivar interessate sono la Gentile di Chieti, diffusa su tutto il territorio provinciale, l’Intosso e la Crognalegno nelle campagne del casolano, la Cucco nel frentano e nel teatino, il Nebbio nel vastese, e gli Olivastri di Roccascalegna,  Bucchianico e Frentano nel lancianese. 
Si tratta di varietà autoctone contraddistinte da caratteristiche e peculiarità uniche, che danno vita a monovarietali dotati di spiccate qualità organolettiche, cultivar che “raccontano” il nostro territorio.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Incentivare la conoscenza dei monovarietali e far crescere il mercato di riferimento.
È importante partire dai produttori, incoraggiare la coltivazione delle cultivar interessate e sensibilizzare alla produzione di prodotti di qualità. Quest’aspetto è fondamentale, in quanto fare un monovarietale non significa fare automaticamente un prodotto migliore rispetto al classico blend. Un olio monovarietale è un prodotto identitario, tuttavia per portare benefici al territorio, al produttore e alla comunità, deve essere realizzato seguendo determinati criteri qualitativi.
Tutto comincia con uno scrupoloso lavoro nell’uliveto, la potatura della pianta, il processo di raccolta delle olive, la trasformazione, la conservazione e così via.
Per concorrere alla reputazione degli oli monovarietali sono necessari prodotti eccellenti.

Perché sono ancora pochi i produttori che puntano sui monovarietali?
Il concetto di olio monovarietale è moderno e sicuramente produrre un olio di qualità 100% Intosso o Cucco può essere più difficile e dispendioso; il prezzo finale, di conseguenza, sarà più alto.
Per questo è necessario sensibilizzare il pubblico, far conoscere questi prodotti anche ai ristoratori, far crescere quello che per ora è solo un mercato di nicchia o crearlo completamente da zero.
Per fare tutto questo dobbiamo partire da un prodotto di qualità.
Pensiamo all’Intosso, storicamente consumata come oliva da mensa, negli ultimi anni si è rivelata perfetta per la trasformazione in olio monovarietale e ci si è accorti della qualità di questa cultivar solo quando si è cominciato a prestare attenzione alla sua lavorazione.

Perché scegliere un monovarietale?
Un monovarietale di qualità è l’essenza di un determinato territorio.      
Ha caratteristiche organolettiche uniche e peculiari, quindi gioca un ruolo importante negli abbinamenti in cucina, nell’esaltare e valorizzare piatti e preparazioni.
È un prodotto unico.

Quali sfide?
Far capire  quello che è il valore aggiunto di un monovarietale rispetto al classico blend e riuscire a fare rete tra i produttori, cercando di sensibilizzarli al riguardo. Quella che abbiamo davanti è un’ottima opportunità per fare sistema e collaborare.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Attualmente hanno aderito alla comunità sette produttori e un esperto di settore, Bruno Scaglione. Andremo a coinvolgere, insieme ad altri produttori, anche associazioni come Slow Food e altri portatori d’interesse del settore.  

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?
Partiremo a breve con un censimento dei produttori di oli monovarietali da coinvolgere nella comunità e nel progetto. Stiamo già lavorando all’analisi di contesto con il nucleo base, raccogliendo le prime adesioni, impostando le linee guida e la strategia di lavoro.
Attualmente dobbiamo individuare quelle che sono le migliori azioni da implementare, le più efficaci per la nostra comunità.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Coinvolgere più produttori possibili nell’iniziativa, impostare un piano di lavoro comune e magari una sorta di “disciplinare” interno. Poi ovviamente speriamo di partire con le prime attività di sensibilizzazione ai monovarietali.    
Queste saranno implementate attraverso iniziative presso i ristoranti per far conoscere i prodotti,  coinvolgere i clienti finali in degustazioni dedicate, ma anche gli stessi ristoratori. Purtroppo sono ancora pochi i ristoranti che sul territorio valorizzano l’olio extravergine, soprattutto monovarietale. Quindi ci sarà un bel lavoro da fare su questo fronte. Un’evoluzione di quest’attività presso i ristoranti potrebbe essere quella di una degustazione in azienda con la visita agli uliveti, far conoscere le diverse piante e come queste contraddistinguono e marcano un paesaggio.
Si tratta di azioni che saranno “supportate” da materiale informativo, magari una mini guida ai monovarietali della provincia di Chieti, alle caratteristiche organolettiche, gli abbinamenti a tavola, e così via.

L’articolo Oli Monovarietali, quali sfide? Intervista a Carlo Verna è tratto dal sito della Comunità di Progetto Oli Monovarietali.

[Crediti | Foto della Comunità di Progetto Oli Monovarietali]

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