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Cipolla di Fara Filiorum Petri, quali sfide? Intervista a Corrado Di Nardo

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La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Cipolla di Fara Filiorum Petri ha l’obiettivo di continuare quel processo di valorizzazione e promozione della Cipolla bianca di Fara Filiorum Petri intrapreso già da qualche anno e di strutturare una rete commerciale, organizzare un centro per lo stoccaggio e la trasformazione della cipolla di Fara Filiorum Petri.

Abbiamo intervistato Corrado Di Nardo, uno dei promotori e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto.

Corrado Di Nardo

Conosciamo Corrado Di Nardo, referente e coordinatore del progetto.  
Agronomo e docente di materie scientifiche si occupa del recupero e della valorizzazione della cipolla di Fara Filiorum Petri da circa 15 anni. È il presidente dell’Associazione produttori cipolla bianca di Fara Filiorum Petri, nonché suo fondatore.

Come e perché nasce il progetto?
La comunità nasce per continuare quel processo di valorizzazione e promozione della cipolla bianca di Fara Filiorum Petri intrapreso qualche anno fa. Dopo aver costituito un’Associazione dedicata, avere recuperato i semi originari che erano andati persi, ed essere arrivati nel 2015, con il supporto del Gal Maiella Verde al Presidio Slow Food, oggi l’esigenza è quella di incentivare questa coltivazione, ancora troppo marginale, organizzare una struttura collettiva per l’ammasso del raccolto, lo stoccaggio e la trasformazione della cipolla, e strutturare una rete commerciale.
Così con l’Associazione produttori cipolla bianca di Fara Filiorum Petri e i produttori locali, abbiamo deciso di costituire questa comunità.

La cipolla di Fara, quali sono le sue peculiarità?
Nei secoli, è diventata il prodotto identitario di Fara Filiorum Petri, paesino ai confini del Parco Nazionale della Majella. Già nel 1300, i monaci del vicino convento di Sant’Eufemia coltivavano nei loro orti una cipolla particolare, per forma e sapore. Nel tempo, questa varietà si è adattata perfettamente ai terreni argillosi del posto. Storicamente Fara ha sempre avuto una grande quantità di acqua, tanto che in passato nella zona erano presenti mulini ad acqua, cartiere e persino una centrale idroelettrica. La posizione del paese, circondato da tre fiumi (il Foro, la Vesola Sant’Angelo e la Vesola San Martino) ha storicamente garantito abbondanza idrica e quindi favorito coltivazioni come quella della cipolla che ha trovato le condizioni ideali in un terreno tendenzialmente ciottoloso che assimila l’acqua, ma subito la drena: questo fa sì che la cipolla non venga attaccata  da funghi e batteri, responsabili del deterioramento delle radici.        
Dal punto di vista organolettico, la cipolla di Fara ha forma piatta, colore bianco, sapore particolarmente dolce e aromatico.  Si narra che la forma schiacciata deriverebbe dall’elevata quantità di acqua di cui necessita, e la violenza del getto avrebbe causato l’appiattimento dell’ortaggio che si sarebbe poi sviluppato in larghezza.
È reperibile sia fresca che trasformata, in particolare in agrodolce. In cucina è molto versatile ed è ingrediente principale della cipollata, piatto diffuso localmente.   
La cipolla di Fara, dal 2006, ogni anno  viene anche celebrata con un evento dedicato.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Incentivare ulteriormente la coltivazione della cipolla che continua ad essere una coltura marginale, quindi è necessario investire di più in questo prodotto e creare un mercato, altrimenti non si cresce. Ci piacerebbe anche coinvolgere la ristorazione locale, strutturare una rete commerciale, creare per i produttori un centro di stoccaggio e trasformazione, in quanto la lavorazione della cipolla, per le singole realtà produttive, ha dei costi alti; una struttura collettiva permetterebbe di abbattere questi costi. Poi c’è tutto l’aspetto relativo la valorizzazione del prodotto che vogliamo fare attraverso gli eventi, ma anche e soprattutto con la comunicazione digitale e la realizzazione di un ricettario.
In sintesi è importante far diventare la cipolla di Fara un valore aggiunto per il territorio e creare una piccola economia locale.

Quali sfide?
Fare in modo che la comunità locale creda di più in questo prodotto, nel fatto che può davvero essere un’opportunità per tutta la collettività e per l’economia del posto. E’ importante crederci, a cominciare dagli attuali produttori, e poi coinvolgere nuovi potenziali coltivatori, soprattutto i giovani. Negli ultimi anni, con il recupero e la valorizzazione di questo prodotto, anche in molti orti famigliari si è tornati a questa coltura. 
Ora dobbiamo far sì che la cipolla inneschi anche un  circuito economico.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
La Comunità è stata costituita dall’Associazione produttori cipolla bianca di Fara Filiorum Petri e da cinque produttori. Stiamo coinvolgendo anche altri portatori d’interesse, in particolare la ristorazione locale.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando ora?
Nella fase attuale stiamo raccogliendo nuove adesioni alla comunità, mettendo a punto l’analisi di contesto e la SWOT. Recentemente abbiamo anche trovato una struttura, nel centro storico di Fara, per l’esposizione dei nostri prodotti, la degustazione e la vendita. Speriamo di partire quanto prima.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Coinvolgere e rendere più consapevoli i produttori delle opportunità legate alla cipolla di Fara, portare questo prodotto sulle tavole dei ristoranti locali, strutturare la rete commerciale, pubblicare un ricettario dedicato, avere un nuovo sito e investire in comunicazione digitale. 
Riguardo l’idea di un centro collettivo per lo stoccaggio e la trasformazione della cipolla, realisticamente sappiamo che tra un anno non sarà ancora pronto, tuttavia speriamo di essere sulla buona strada.

L’articolo Cipolla di Fara Filiorum Petri, quali sfide? Intervista a Corrado Di Nardo è tratto dal sito della Comunità di Progetto Cipolla di Fara Filiorum Petri.

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