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La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Cereali delle Colline Vastesi ha l’obiettivo di dare nuovo input alla cerealicoltura del Vastese. 
L’agricoltura potrebbe essere una delle principali attività da svolgere sul territorio in sinergia con la valorizzazione, anche in chiave turistica, delle produzioni cerealicole locali.

Abbiamo intervistato Emanuele Berardi, uno dei promotori e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto.

Emanuele Berardi

Conosciamo Emanuele Berardi, referente e coordinatore del progetto.  
Da quattro anni assessore al Comune di Tufillo, dopo aver vissuto per quindici anni a Bologna, nel 2012 è tornato in Abruzzo per vivere nel suo territorio di origine e impegnarsi in un percorso di cambiamento sociale ed economico per  ripopolare le aree interne dell’Appennino. 
Su questo percorso, oltre al diretto impegno politico, ha collaborato alla nascita di una cooperativa di comunità per creare opportunità di lavoro sul territorio.       
     

Come e perché nasce il progetto?
Nasce dalla convinzione che l’agricoltura potrebbe essere una delle principali attività da svolgere sul territorio in sinergia con la valorizzazione, anche in chiave turistica, delle produzioni agroalimentari locali. Continuare a competere con un modello agricolo globalizzato, soprattutto come singoli e piccoli agricoltori, non ha un futuro e lo si può ben percepire dal livello di abbandono della superficie agricola territoriale. La progettualità nasce per delineare un possibile percorso di  rinascita della cerealicoltura locale.           

I cereali delle colline vastesi, quali sono le peculiarità?
La cerealicoltura è stata sempre praticata nel territorio di riferimento, tanto che, fino agli anni ’30, erano presenti  coltivazioni di riso lungo i corsi del fiume Trigno e Treste.
L’area d’interesse è quella del Medio e Alto Vastese, storicamente caratterizzata da seminativi alternati tra uliveti, orti, vigneti e boschi. L’entroterra vastese è una delle aree, in Abruzzo, dove sono stati meglio conservati i seminativi arborati: questo potrebbe contribuire ad aggiungere anche una valenza turistica alla progettualità in un’ottica di conservazione ed evoluzione paesaggistica.
Negli ultimi decenni, le varietà da sempre utilizzate sul territorio ovvero i grani antichi, sono state in larga parte abbandonate.
Tra le cause, l’avvento della moderna agricoltura e il drastico calo remunerativo legato al mercato globale dei cereali, lo scarso ricambio generazionale nelle aziende frutto sia dello spopolamento che della scarsa attrazione per il settore da parte dei giovani, l’eliminazione degli alberi e delle siepi tra i seminativi, l’aumento della fauna selvatica sul territorio, in particolare degli ungulati. 
Tuttavia sono state riattivate diverse coltivazioni, da parte degli agricoltori più sensibili e attenti, sapienti coltivatori prima che imprenditori agricoli, sebbene anche dal punto di vista imprenditoriale ci siano interessanti prospettive sul percorso che la comunità di progetto intende perseguire.
Tra le varietà già coltivate sono presenti il Senatore Cappelli, il Saragolla, la Solina e il Farro a cui si potrebbero aggiungere varietà di cereali minori come l’orzo, potenzialmente fruibile da un microbirrificio e altre varietà caratteristiche dell’Abruzzo come Ruscia, Risciola, Marzuolo, Sècina, Casorella, Bianchetta. Emblematica la conservazione sul territorio del Frassinese dovuta alla consuetudine, presso Roccaspinalveti, di utilizzare esclusivamente la farina di questa varietà per la preparazione di alcuni dolci tradizionali in occasione dei matrimoni. 

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Oltre all’obiettivo di arrivare a produrre cereali di qualità che possano diventare anche la base dell’alimentazione locale attraverso il coinvolgimento dei trasformatori, vogliamo introdurre, con la Comunità di Progetto, moderne tecniche agricole rispettose della salute, dei suoli e dell’assetto idrogeologico territoriale. 
Obiettivo condiviso inoltre è quello di intraprendere azioni per contrastare il problema degli ungulati che è uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi generali prefissati.

Quali azioni volete intraprendere?
In ordine di priorità temporale vogliamo dotarci di una trappola di cattura mobile per diminuire il numero di ungulati sul territorio e destinare i capi a una filiera delle carni. Siamo già in contatto con un progetto di filiera nato dai recenti PSR della Regione Abruzzo, tuttavia sappiamo benissimo che a livello burocratico sarà difficile ottenere permessi per la cattura di ungulati in quanto il territorio di riferimento non è gestito da un ente parco o una riserva naturale. 
Per i cereali saranno intraprese azioni di sensibilizzazione e formazione su tematiche come il biologico, il disegno Keyline, il miglioramento genetico evolutivo-partecipativo, i sistemi agroforestali. Inoltre vorremmo dotarci di uno o più mulini a pietra (eventualmente su subaree) per valorizzare direttamente le produzioni in loco.         

Quali sfide?
Una delle prime sfide da superare è ottenere i permessi per effettuare la cattura dei cinghiali o comunque trovare alternative per risolvere il problema.  Poi si affronteranno le altre in quanto per gli agricoltori non si può prescindere dal problema se si vuole lavorare sui cereali.     

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Al momento abbiamo una rete di otto agricoltori già avviati sul biologico o interessati alla conversione. Stiamo cercando di coinvolgere altri portatori di interesse sperando nell’adesione, oltre che di altri agricoltori, anche dei singoli Comuni dell’area di riferimento, di qualche trasformatore e  dei cittadini che potrebbero essere interessati quali consapevoli consumatori.           

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando ora?
Stiamo diffondendo la progettualità per raccogliere adesioni, facendo diverse sperimentazioni agricole (su miscuglio d’orzo) e alcuni test sulle farine con un piccolo mulino a pietra.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Superare i vincoli burocratici sulla cattura degli ungulati ed essere operativi su questa linea d’azione. Contemporaneamente vorremmo aver completato il programma di sensibilizzazione e formazione e avere qualche centinaia di ettari di seminativi coinvolti nella progetto.

L’articolo Cereali delle Colline Vastesi, quali sfide? Intervista ad Emanuele Berardi è tratto dal sito della Comunità di Progetto Cereali delle Colline Vastesi.