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Carciofo di Cupello, quali sfide? Intervista ad Antonio D’Adamo

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La Strategia di Sviluppo Locale del GAL Maiella Verde è incardinata sull’approccio collettivo e collaborativo basato su progetti di cooperazione fra attori riuniti in una formula definita “COMUNITÀ DI PROGETTO.

La Comunità di Progetto Carciofo di Cupello ha l’obiettivo di migliorare il posizionamento del carciofo sul mercato attraverso il rafforzamento della politica di differenziazione qualitativa, basata sull’identità territoriale del prodotto.

Abbiamo intervistato Antonio D’Adamo, uno dei promotori e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Carciofo di Cupello.

Antonio D'Adamo

Conosciamo Antonio D’Adamo, referente e coordinatore del progetto.
Agronomo e docente di chimica, dopo la laurea in Agraria comincia una proficua collaborazione, in qualità di consulente tecnico, con la Cooperativa San Rocco di Cupello. Negli ultimi dieci anni ha seguito diversi progetti incentrati soprattutto sulla valorizzazione del carciofo.

Come e perché nasce il progetto?
Nasce dall’esigenza di “caratterizzare” il carciofo di Cupello, conosciuto anche come “mazzaferrata”, ovvero contraddistinguerlo qualitativamente, quindi rafforzare la sua identità territoriale, così da migliorare il suo posizionamento sul mercato. Negli ultimi anni questo prodotto ha avuto una forte concorrenza sleale con carciofi denominati “di Cupello”, ma provenienti da altri territori. Questo spesso trae in inganno il consumatore a scapito dei produttori e della Cooperativa stessa. Quindi con la Cooperativa di Cupello abbiamo deciso di costituire, coinvolgendo anche l’amministrazione locale, una comunità di prodotto che ci permetta di lavorare sulla caratterizzazione del carciofo attraverso la produzione di materiale utile a certificare lo stretto legame esistente con il territorio di riferimento.

Il carciofo di Cupello, quali sono le sue peculiarità?
È un ecotipo locale che deriva dal Campagnano, varietà di carciofo Romano coltivato in terreni profondi, freschi e ben drenati; raggiunge la maturazione ideale tra la fine di marzo e aprile.
Oltre al capolino principale, le piante, intorno ai mesi di aprile e maggio, producono i carciofini, capolini più piccoli utilizzati nei sott’olio.
Il carciofo si presenta verde di fondo con sfumature più o meno intense di violetto. E’ inerme in quanto privo di spine, panciuto con il tipico foro all’apice, e ha la forma leggermente più allungata del romanesco.
Al palato ha una consistenza tenera e carnosa,  un gusto deciso e caratteristico, leggermente amaro con un retrogusto quasi dolciastro.
Sul territorio si hanno diverse testimonianze della presenza del carciofo (selvatico) sin dall’antichità. Questa varietà, conosciuta come “mazzaferrata”, perché la sua forma ricorda l’antica arma medievale, è coltivata nell’area di Cupello dagli inizi del ‘900.
Originario del vicino Lazio, si è diffuso localmente attraverso gli scambi commerciali e inizialmente era presente soprattutto sulla fascia costiera. Ha trovato il suo habitat ideale nell’entroterra vastese, e in particolare a Cupello che ha vissuto un vero e proprio “boom” del carciofo nell’immediato dopoguerra. Dapprima piccola coltivazione “di contorno” presente negli orti delle famiglie locali, negli anni ’50 diviene la coltura preponderante, in quanto redditizia.
Negli anni ’60 gli agricoltori di Cupello si riuniscono in una Cooperativa, che oggi conta oltre 100 soci, con lo scopo di commercializzare il prodotto e allargarne i confini.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
Tutelare e valorizzare il carciofo “mazzaferrata” ovvero renderlo univoco con il territorio di riferimento.
Questo significa produrre del materiale idoneo che ci permetta di certificare il legame territoriale, implementare la documentazione necessaria per completare l’iter burocratico indispensabile per ottenere una I.G.P. Carciofo di Cupello.
Per fare questo dobbiamo interpellare e coinvolgere un centro di ricerca che attraverso un piano pluriennale dovrà individuare dei parametri costanti e ripetibili nel tempo (dal punto di vista nutraceutico, chimico, a livello comportamentale a confronto con diversi suoli e varietà) utili per caratterizzare il carciofo.

Quali sfide?
Trovare questi parametri costanti e ripetibili nel tempo, indispensabili per identificare il prodotto con il territorio e per ottenere una certificazione come l’I.G.P. che tuteli il carciofo di Cupello.
E’ difficile in quanto si tratta di un prodotto condizionato da tante variabili, come il fattore ambiente che gioca un ruolo importante. Pensiamo per esempio a quanto possa incidere la piovosità nell’arco di una stagione, a quanto possa influenzare l’aspetto del carciofo, la sua composizione chimica e nutrizionale, organolettica e così via.
Quindi stiamo cercando di intervenire dove possiamo, sulla tecnica colturale, cercando di renderla simile per tutti i soci della cooperativa, perché è difficile controllare altre variabili come il clima.
La tradizione che lega il carciofo al nostro territorio è inequivocabile, così come il suo racconto, ma per ottenere una certificazione che identifichi e tuteli questo prodotto, rispetto a “imitazioni” o comunque a chi utilizza impropriamente la denominazione “carciofo di Cupello”, abbiamo bisogno di dati attendibili, la tradizione non basta.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla Comunità di Progetto?
Alla comunità hanno aderito i soci della Cooperativa San Rocco,  il consiglio d’amministrazione e l’amministrazione comunale di Cupello.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando?
Attualmente stiamo raccogliendo le ultime adesioni e procedendo con una serie di consultazioni incentrate sull’analisi di contesto e SWOT, essenziali per mettere a punto piano di lavoro e strategia. Inoltre istiamo cercando di individuare un ente di ricerca col quale stipulare una convenzione e una collaborazione pluriennale.

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Speriamo di partire con l’ente di ricerca quanto prima. Trattandosi di un lavoro pluriennale, escludiamo di poter avere una certificazione per il prossimo anno. Il percorso è lungo, non solo in termini di ricerca e analisi, ma anche riguardo l’iter burocratico.
L’indagine sarà ripetuta con le stesse modalità in più annualità, in quanto il prodotto oggetto di analisi è stagionale. Proprio per i tempi, su alcune attività relative il recupero di alcuni dati, siamo già partiti. E’ il caso della caratterizzazione morfologica del carciofo, ma  questi “numeri” saranno implementati con quelli che arriveranno dal laboratorio.
Ad ogni modo tra un anno i primi dati cominceranno ad emergere e sicuramente avremo già un sentore di quello che sarà, in termini di positività o negatività, nel processo di caratterizzazione del carciofo di Cupello.

L’articolo Carciofo di Cupello, quali sfide? Intervista ad Antonio D’Adamo è tratto dal sito della Comunità di Progetto Carciofo di Cupello.

[Crediti | Foto della Comunità di Progetto Carciofo di Cupello]

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